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"Per risolvere i problemi di personale occorre destagionalizzare il turismo"

Elena Martucci analizza le difficoltà che incontra il settore, specie in seguito alla pandemia: "Troppi intoppi burocratici e poco collegamento tra scuola e lavoro"

Nel mondo della ristorazione e dell'hospitality da tempo emerge un problema: la mancanza di personale, non solo qualificato. A livello nazionale molte personalità si sono espresse in tal senso, a volte scagliandosi contro i giovani che avrebbero poca voglia di lavorare. BrindisiReport ha deciso di sondare, da questo punto di vista, il territorio brindisino. Ha scelto tre esponenti di questo variegato mondo. I professionisti della ristorazione e dell'hospitality sono partiti da questa difficoltà - con riflessioni mai banali come alcune che vengono esternate da personalità con risalto nazionale (vedere sopra) -, spiegando la propria visione e mostrando altri problemi che affliggono il proprio campo. Il seguente è il secondo di tre articoli.

OSTUNI - La Città Bianca è meta rinomata, ma l'inverno il centro storico è sovente deserto. Da maggio in poi, il boom: i turisti passeggiano tra i candidi vicoli e affollano gli alberghi della zona. "Stavamo riuscendo a destagionalizzare il turismo, ma poi è arrivata la pandemia. E questo problema si riversa anche sulla ricerca di personale". Elena Martucci (socio attivo dell'Ostuni Palace) ha una visione di ampio respiro. Il turismo, in Puglia e nel Brindisino, deve cambiare: le eccellenze ci sono, il trend è positivo. Ma il problema resta. La ricerca di personale qualificato non sempre va a buon fine. E, come si vedrà in seguito, il dover lavorare solo in alcun mesi dell'anno, rende questa ricerca ancora più difficoltosa.

"Ristorazione, manca il personale? Le figure valide ci sono"

"Stare chiusi in alcuni mesi è penalizzante"

Spiega Elena Martucci: "Abbiamo assolutamente difficoltà. La nostra struttura è aperta da 12 anni ed è aperta annualmente. A partire dal Covid, siamo stati chiusi per alcuni mesi. A causa della pandemia è venuta meno la destagionalizzazione. In inverno la struttura non era operativa. Quando chiudi per alcuni periodi e ti rivolgi agli stagionali, il problema diventa forte. Se hai blindato una squadra per tutto l'anno, l'hai fidelizzata. Così la situazione è molto diversa. Soprattutto per il reparto cucina, stiamo avendo problemi a reperire personale, nelle figure di lavapiatti, cuoco e aiuto-cuoco. Le difficoltà sono acuite dal fatto che abbiamo molte richieste in determinati periodi come clientela e il vuoto in altri. Continuiamo a essere una terra che attira tanto da maggio a ottobre".

"Serve un migliore collegamento scuola-lavoro"

Elena Martucci ha avuto a che fare con decine e decine di professionisti del settore. Per lei, un aspetto importante è quello della formazione: "Da maggio a ottobre ti porti in casa persone, le formi, ma poi non è detto che tu riesca a tenerle impegnate negli altri mesi in cui non ci sono clienti. Per cui esiste questo problema. Poi, si potrebbe agire da più punti: ci dovrebbe essere un migliore collegamento scuola-lavoro. Almeno per i profili più bassi, perché se un ragazzo vuole cominciare a imparare, gli istituti dovrebbero essere più attivi. Ovviamente il giovane va retribuito in caso di stage, tirocini e similari. Per i profili più alti, il problema è sempre reggere l'anno intero. Il divario tra netto percepito e il costo per l'azienda continua a essere ampio in Italia".

"Costo del lavoro e paletti burocratici: troppi problemi"

Ma i problemi sono anche altri, tipo il costo del lavoro e le troppe pastoie burocratiche: "Io sono disposta a remunare di più la persona, mi rendo conto dei rincari, del costo della vita. Ma devo essere messa nelle condizioni di poter pagare di più un mio dipendente, va abbattuto il costo del lavoro. E poi c'è un ultimo, ma non ultimo, problema: i paletti burocratici: Inps, uffici di collegamento, tutto l'iter. Faccio un caso pratico. Abbiamo assunto una risorsa, under 36, convinti di poter usufruire dello sgravio contributivo di due anni. Bene, lo sgravio è possibile se la risorsa è sì under 36, ma non deve mai aver avuto un contratto a tempo indeterminato. Questo, per me, è un paletto assurdo. E' una condizione troppo restrittiva".

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