Martedì, 26 Ottobre 2021
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Sequestro di persona, assolto direttore tecnico dell’Ambito territoriale caccia

Si è concluso con una sentenza assolutoria “per non aver commesso il fatto” il procedimento penale incardinato dinanzi al Tribunale penale di Brindisi in composizione monocratica che vedeva imputato Luigi Scalera

BRINDISI - Si è concluso con una sentenza assolutoria “per non aver commesso il fatto” il procedimento penale incardinato dinanzi al Tribunale penale di Brindisi in composizione monocratica che vedeva imputato Luigi Scalera, direttore tecnico dell’Ambito territoriale caccia, difeso dagli avvocati Carmelo e Silvio Molfetta, del Foro di Brindisi. Era accusato di sequestro di persona e violenza privata aggravata dalle modalità di cui all’art. 339 c.p..

In particolare si contestava al sig. Scalera che “in concorso con altri soggetti riuniti in un gruppo con altre persone non identificate, accerchiavano e bloccavano l’autovettura all’interno della quale si trovavano le due parti civili e con violenza e minaccia, sferrando violenti colpi sul tettuccio dell’auto, sui finestrini e sulla carrozzeria e proferendo al loro indirizzo ingiurie e minacce, privavano i predetti per circa un’ora, della libertà personale impedendo loro di proseguire lungo la strada”.   

Il Pubblico Ministero, in sede di requisitoria, aveva chiesto la condanna ad anni due di reclusione. Le due parti civili, avevano avanzato richieste risarcitorie molto pesanti.

La vicenda nasce dalla denuncia – querela sporta nel Febbraio 2015 da due rappresentati di alcune associazioni ambientaliste e animaliste. I due attivisti si erano recati presso il Parco Naturale Regionale delle “Saline di Punta della Contessa” perché il 7 febbraio 2015 era prevista una cattura di lepri autorizzata che fu sospesa in virtù di un provvedimento del Tar che, in accoglimento di un ricorso di una associazione interessata aveva sospeso quell’attività di cattura delle lepri.

Sul posto si recarono molti agricoltori e cacciatori dando luogo a una vera e propria manifestazione di protesta che a tratti ebbe momenti di particolare tensione. 

Quella situazione è stata esaminata dal Tribunale in composizione Monocratica, che ha ritenuto di assolvere l’imputato Scalera ritenendo che “l’istruttoria dibattimentale e, in particolare, l’esame di tutti i testi indicati dal pubblico ministero e dalle parti civili non ha consentito di ritenere la riconducibilità delle condotte descritte in imputazione all’odierno imputato, anche solo quale istigatore, presente sul posto a supportare e comunque contribuire all’azione criminosa eseguita in danno delle parti civili”... “tutti, anche i pubblici ufficiali escussi, negavano la presenza dell’odierno imputato tra i soggetti identificati tra i componenti del gruppo di manifestanti che avevano accerchiato il veicolo”.

Si conclude pertanto un incubo durato sei anni per il sig. Scalera, accusato ingiustamente di reati gravissimi e dallo stesso mai commessi. Sono stati anni molto difficili in cui ha dovuto difendersi e spiegare le sue ragioni comprese e condivise dal Tribunale di Brindisi.       

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