Enel, polveri di carbone: domani la sentenza della Cassazione

A Roma alcuni agricoltori proprietari dei terreni vicino Cerano. Nel 2019 la corte d'appello confermò le condanne in primo grado per imbrattamento

BRINDISI – Domani, giovedì 1 ottobre, a Roma la seconda sezione della corte di Cassazione emetterà la sentenza che pone la parola “fine” sulla vicenda delle polveri di carbone della centrale Enel “Federico II” di Cerano. Molti residenti e contadini proprietari dei terreni attorno alla centrale, una cinquantina circa, si sono costituiti parte civile. Alcuni di loro saranno a Roma per attendere il pronunciamento dei giudici, atteso in serata. La sentenza d'appello – che confermava quella di primo grado – era stata emessa l'8 febbraio del 2019. I giudici di Lecce, dopo tre ore di camera di consiglio, avevano condannato i dirigenti Calogero Sanfilippo, in qualità di responsabile della produzione termoelettrica, e Antonino Ascione, come responsabile dell'unità di Business di Brindisi, a nove mesi per imbrattamento. In secondo grado erano state riconosciute diverse parti civili escluse dal primo: alcuni proprietari – e loro eredi – dei terreni e la Provincia di Brindisi. I giudici avevano sancito il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Sandro Valery e Luciano Mirko Pistillo, altri due dirigenti Enel.

Pigmentazione da polvere di carbone su una vite

L'appello

L'indagine, avviata nel 2009, venne svolta dagli agenti della Digos, coordinati dal pm della procura di Brindisi, Giuseppe De Nozza. Nelle motivazioni d'appello si può leggere che almeno dal 2000 “i dirigenti Enel non solo non si sono adeguatamente attivati per la tempestiva risoluzione della problematica connessa all’emissione di polvere di carbone, ma hanno consentito deliberatamente operazioni di carico e stoccaggio del combustibile, nella piena consapevolezza che determinavano necessariamente la protrazione certa del fenomeno dello spolverio in direzioni dei terreni adiacenti alla centrale di Cerano”. Gli imputati non avrebbero realizzato per tempo la copertura in carbonile, in quanto “troppo onerosa”, così lasciando che le polveri di carbone si depositassero sui terreni adiacenti, rendendo invendibile il raccolto. Eppure era l'unica soluzione possibile per evitare l'inquinamento, cioè lo sversamento delle polveri. Troppo tardi la realizzazione della copertura nel 2015. Fino a quest'ultima data è dimostrato che “la dispersione della polvere di carbone dalla centrale e del suo successivo deposito nei terreni limitrofi si sia verificato in via continuativa e senza intervalli”. Non solo, il fenomeno per i giudici è il risultato del ciclo produttivo stesso della centrale “Federico II”. Il deposito delle polveri sui terreni e sull'abitato circostante non era un fenomeno occasionale, tutt'altro. Per questi motivi gli imputati, stando alla sentenza d'appello, dovranno risarcire la Provincia. Le altre parti civili, oltre a contadini e residenti, sono i Comuni di Brindisi, San Pietro Vernotico e Torchiarolo. Enel Produzione Spa, Ascione e Sanfilippo hanno presentato ricorso in Cassazione contro le condanne.

Gli avvocati di parte civile

Gianvito Lillo, Rosario Almiento (Provincia di Brindisi), Marcello Falcone, Giuliano Calabrese, Luigi De Rosa, Vito Donato Epifani, Daniela Faggiano (Comune di Brindisi), Carmela Lo Martire, Salvatore Del Grosso, Vincenzo Farina, Amilcare Tana, Alessandro Caiulo, Pierfrancesco Pulli, Giovanni Brigante, Maria Rosaria Rizzo, Franco Fanuzzi, Pasquale Rizzo, Guido Massari (Comune di San Pietro Vernotico), Leonilda Gagliani, Donato Mellone, Alberta Fusco, Sergio Talarico, Dario Lolli (Comune di Torchiarolo), Alessandro Gueli, Marcello Tamburini.

Gli avvocati delle parti

Paola Severino (Enel Produzione Spa), Tommaso Marrazza (Sanfilippo e Ascione), Angelo Nanni (Sanfilippo, Ascione ed Enel Produzione Spa).

Gli avvocati delle associazioni

Andrea Casamassima (Salute Pubblica), Stefano Latini (Legambiente), Stefano Palmisano (Medicina Democratica), Alessandro Gariglio (Green Peace), Albino Quarta (comitato “No Carbone”),

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