Cronaca

Chioschi a piazza Sciabiche: la replica degli esercenti

Riceviamo e pubblichiamo una lettera dell’avvocato Attilio Trane, in rappresentanza dei gestori dei furgoncini situati presso largo Sciabiche

Riceviamo e pubblichiamo una lettera dell’avvocato Attilio Trane, in rappresentanza dei gestori dei furgoncini situati presso largo Sciabiche

Gentile Direttore,

Apprendo, con rammarico, le informazioni rese pubbliche di recente sulla questione dei chioschi di P.le Lenio Flacco, il cui contenuto non è rispettoso del vero.  

Essendo stato chiamato in causa dall’articolo pubblicato ieri dalla testata da Lei diretta, tengo a precisare, innanzi tutto, che gli esercenti non chiedono altro che poter continuare lo svolgimento dell’attività cui sono autorizzati con regolare licenza, e di poterlo fare nel rispetto delle regole. Nulla di più e nulla di meno.

È assolutamente pretestuoso far passare l’idea che gli esercenti mirino, invece, ad avere l’autorizzazione per sedie e tavolini da mettere a disposizione degli avventori. Difatti, è assai evidente che ove la Asl ritenga che il progetto dei chioschi realizzato dall’Architetto Lopalco sia conforme alla normativa igienico sanitaria per effettuare la vendita di “patatine e panini”, stando alla terminologia utilizzata dalla stessa progettista, gli esercenti saranno felici di realizzare le strutture progettate senza null’altro da chiedere o da obiettare.

Smentisco pertanto categoricamente l’affermazione di cui riporto il testo: “Chi abbia richiesto all'Asl pareri sanitari legati alla somministrazione alimentare di cibi e bevande ai tavoli, che comporta maggiori dimensioni ed impatti per adeguamenti a norme igienico sanitarie, si è mosso al di fuori della progettazione fornita, con le finalità di cui sopra, e approvata dalla Sovrintendenza”.

La questione, gentile direttore, è molte semplice: o il progetto dei chioschi avrebbe dovuto essere sottoposto al preventivo parere dell’Asl oppure no.

Se vale la prima ipotesi, non è giusto (oltre che malizioso) nascondersi dietro un dito o, per meglio dire, dietro a “panini e patatine”. L’autorizzazione dell’Asl, a quanto mi consta, è requisito necessario per lo svolgimento dell’attività di cui trattasi, ossia somministrazione di alimenti e bevande, che non include soltanto “patatine e panini”, e non è di certo meno importante del parere della Sovrintendenza competente.

Pertanto, se è vero che i chioschi non possono essere collocati sul piazzale senza il parere della Sovrintendenza, è parimenti vero che senza il parere di conformità dell’Asl, dette strutture, seppur belle architettonicamente, non potrebbero essere utilizzate per lo scopo cui sono destinate: “somministrazione e vendita take e way”.

La circostanza che sia stato lo scrivente a chiedere, in rappresentanza di alcuni esercenti, il parere di conformità della Asl, non può e non deve costituire l’alibi di chi ha omesso (si spera per mera dimenticanza e non per ignoranza) di chiederlo a tempo debito. “Chi ha chiesto l’autorizzazione alla Asl” ha supplito, in sostanza, alla manchevolezza di chi avrebbe dovuto farlo prima di “ordinare” agli esercenti la costruzione delle strutture progettate, assegnando peraltro anche un termine perentorio.

E’ poi alquanto evidente che, se l’esito delle valutazioni da parte della Asl, dovesse essere sfavorevole, bisognerà riflettere sulla bontà del progetto e, più in generale, su come vengono spesi i pubblici denari. 

In proposito non è disutile rilevare che lo scrivente, già con nota del 26.10.2018, aveva fatto notare al Comune di Brindisi che il progetto redatto dall’Arch. Lopalco non era munito di parere della Asl. Anziché approfondire la questione, con missiva del 29.11.2018, il Sindaco Riccardo Rossi curiosamentesiè limitato a concedere una proroga (dal 31.12.2018 al 31.03.2019) al termine per la realizzazione dei chioschi imposto agli esercenti.

Proprio per questo motivo, lo scrivente si è visto costretto, con missiva del 10.12.2018, a chiedere direttamente alla Asl il parere di conformità del progetto realizzato dall’arch. Lopalco, attuale assessore all’ambiente.

Si badi bene, in tale istanza (di cui si allega copia) lo scrivente non ha fatto riferimento alcuno all’attività di somministrazione di alimenti ai tavoli, bensì all’attività attualmente svolta. Solo a seguito di tale istanza, l’Amministrazione comunale si è finalmente risvegliata dal torpore ed ha convocato (per il giorno 11.10.2018)gli esercenti e i funzionari della Asl., al fine di accertare la conformità del progetto alla normativa igienico sanitaria vigente, relativamente all’attività che gli esercenti dovranno svolgere nelle strutture progettate.

Si sono poi svolti due incontri: il primo in data 10.01.2019, nel corso del quale sono già emerse alcune incongruenze tra progetto e normativa igienico sanitaria (segnatamente inerenti l’altezza e la superficie dei chioschi per l’attività cui erano destinati); il secondo, svoltosi in data 18.1.2019 e chiesto sempre dal Comune, ha riguardato la rettifica del progetto.

Al secondo incontro del 18.01.2019, è emerso che le modifiche apportate presenti al progetto iniziale non avrebbero sanato la NON CONFORMITA’ del medesimo rispetto alla normativa igienico sanitaria. Pertanto, il funzionario ASL ha invitato il Comune a trasmettere il progetto integrale, in modo da poterlo analizzare nella sua globalità.

Ora ci si chiede: (i) cosa sarebbe accaduto se gli esercenti non avessero chiesto l’intervento della ASL?; i chioschi realizzati secondo il progetto dell’arch. Lopalco avrebbero potuto essere utilizzati per la somministrazione di alimenti e bevande in modalità take e way?

A questi quesiti darà, a breve, risposta definitiva la Asl, la quale, comunque, ha già mostrato perplessità circa la possibilità di approvare il progetto così come redatto dalla citata professionista.

Se ne deduce che, se gli esercenti avessero già realizzato i chioschi entro il 31.12.2018 (così come ordinato loro dal Comune) avrebbero corso il rischio di sopportare un serio danno economico, (in parte già concretizzatosi poiché alcuni esercenti nei succitati incontri del 10-18.01.2010 hanno pubblicamente asserito di aver già investito del denaro per la realizzazione delle strutture richieste).

In conclusione, pare opportuno osservare che non è affatto scontato che la presenza di tavoli e sedie potrebbe incontrare lo sfavore dell’opinione pubblica (come si paventa nell’articolo pubblicato ieri), non foss’altro perché tali esercizi esistono da trent’anni e ciò costituisce la miglior riprova che gli avventori gradiscono il servizio (ivi inclusi “i panini e le patatine”) che costituisce un’alternativa (più economica) per chi non può permettersi di frequentare quei locali più altolocati che, verosimilmente, risultano più confacenti ai gusti ricercati dei nostri amministratori.

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