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Antonio Monaco e Francesca Palma

Antonio Monaco e Francesca Palma

Gli sfrattati nel degrado: "Stanchi di vivere in queste condizioni"

Vivono in pessime condizioni igienico-sanitarie gli sfrattati che si sono insediati presso la vecchia scuola del Perrino. "Dateci almeno dei servizi igienici"

BRINDISI – Al piano superiore c’è un solo bagno per nove persone. Chiedono solo di poter vivere in condizioni igienico-sanitarie dignitose quattro famiglie che risiedono all’interno della scuola abbandonata di via Sele, al rione Perrino: la stessa che nell’inverno del 2013 ospitò i migranti sgomberati dal dormitorio.

Si tratta di una palazzina alta due piani che sorge nel cuore del quartiere, fra la chiesa e l’ufficio postale. Qui hanno trovato rifugio almeno 13 brindisini sfrattati per morosità. Emblematiche sono le storie di Anna Orfano, madre di una figlia di 28 anni,  dello stesso Antonio Monaco e di sua moglie Francesca Palma, genitori di una bimba.

Una stanza della scuola del Perrino-2

“Nel 2012 – raccontano – abbiamo ricevuto il primo sfratto esecutivo. Grazie al sostegno dei Servizi sociali del Comune di Brindisi, riuscimmo a restare in casa per altri due anni. Nel 2014 è arrivato il secondo sfratto esecutivo. A quel punto siamo rimasti in mezzo alla strada”. Gli sfrattati per settimane hanno protestato davanti al municipio, presidiandolo di notte e di giorno. Ma la speranza di poter ottenere un alloggio è rimasta una chimera.

Così lo scorso gennaio Anna Orfano ha occupato una delle stanze dell’ex scuola. La stessa cosa è stata fatta un paio di mesi fa da Francesca e Antonio. Non solo. In quelle che un tempo erano delle aule scolastiche risiedono, fra gli altri, anche Stefania Della Giorgia con i suoi figli tre figli minorenni (6, 14 e 17 anni) e Maurizio Pochi.

Maurizio Pochi-2

Le stanze si sviluppano lungo due corridoi. Sul soffitto del secondo piano sono visibili tracce di condensa. L’acqua corrente c’è solo nei bagni (ma in quello al secondo piano, la pressione idrica è scarsa). Le docce utilizzabili sono un  paio.

Antonio, con i suoi problemi di deambulazione, non è autonomo. Sparsi per il locale ci sono i giochi della bimba, i vestiti, le vaschette utilizzate per i rifornimenti d’acqua. “Tutto quello che abbiamo – racconta la moglie – è qui, in questa piccola stanza”. Le condizioni in cui versa il bagno utilizzato dalla famiglia Monaco e dalle altre persone residenti al pian terreno sono precarie. Ma è messo addirittura peggio il bagno del piano superiore. “C’è un solo water – dichiara Anna Orfano – per 9 persone. Facciamo il massimo per tenerlo pulito, ma non è semplice”.

I bagni dell'ex scuola del Perrino-2

Lo stesso piano è occupato da Maurizio Pochi,  che per mesi ha dormito negli scavi archeologici di via Casimiro, prima di trasferirsi in via Sele, e da Stefania Della Giorgia, che convive con il dolore per la morte di un figlio venuto a mancare a soli 15 anni nel giugno del 2015 (la storia di Antonio, finito in balia delle onde mentre faceva il bagno alla spiaggia dell’ex lido Poste, commosse un’intera città). “Dopo la tragedia che ha colpito la mia famiglia – dichiara Stefania – la precedente amministrazione comunale si impegnò a pagare le spese dei funerali e a trovarmi una casa. Alla fine le esequie sono state finanziate dalla scuola frequentata da mio figlio, la Virgilio, mentre di case neanche l’ombra”.

Dopo le elezioni, gli sfrattati si sono rivolti alla sindaca Angela Carluccio. “Il primo cittadino – dichiara ancora Francesca Palma –  ci ha detto che non si poteva fare nulla. L’unica soluzione sarebbe quella di trasferirmi insieme a mia figlia presso una casa famiglia. Ma poi che fine farebbe mio marito, che da solo non può stare?”.

La scuola abbandonata del Perrino-2

Consapevoli del fatto che l’emergenza abitativa interessa numerose famiglie, queste persone sanno di non poter ottenere un alloggio dall’oggi al domani. Per questo chiedono dei piccoli interventi che migliorerebbero significativamente la loro situazione. “La nostra richiesta – affermano – è di poter avere almeno l’acqua corrente e un bagno per famiglia. Basterebbe realizzare una cabina in cartongesso in ogni stanza, con un water, lavandino e doccia, per risolvere questo problema.  Nella speranza che il nostro appello non cada nel vuoto, ci rivolgiamo direttamente alla sindaca affinché si attivi per esaudire queste piccole richieste. Perché è inaccettabile che bimbi e persone gravemente malate vivano in queste condizioni”.

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