Bomba alla "Morvillo": diffamò il procuratore, condannato Il Giornale

Il Tribunale di Milano ha condannato il quotidiano "Il Giornale" per il contenuto diffamatorio dell’articolo di stampa pubblicato il 5 dicembre 2012 sul procuratore capo Marco Dinapoli dopo l'attentato alla scuola Morvillo Falcone

BRINDISI - Il Tribunale di Milano, con sentenza numero7270/2017 pubblicata il 28 giugno 2017, ha accolto la domanda giudiziaria di risarcimento danni proposta dell'ex procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, da poco in quescienza, con il patrocinio degli avvocati Ettore Gorini e Francesco Dinapoli, per il contenuto diffamatorio dell’articolo di stampa pubblicato il 5 dicembre 2012  sul quotidiano “Il Giornale”, sia nell’edizione cartacea che in quella informatica, dal titolo “Il patto shock del pm col bombarolo di Brindisi”.

Il Tribunale, ritenuta la natura diffamatoria dell’articolo, ha condannato al risarcimento del danno ed al pagamento delle spese processuali l’autore dell’articolo Gian Marco Chiocci, il direttore responsabile Alessandro Sallusti, nonché la Società Europea di Edizioni Spa e Il GiornaleOnline Srl. Il giudice ha inoltre disposto la pubblicazione della sentenza, a caratteri doppi dell’ordinario sul quotidiano Corriere della Sera, a spese dei convenuti, e la rimozione dal sito informatico “Il Giornale.it” del titolo, sottotitolo, occhiello e dei passaggi dell’articolo come riportati nella motivazioni.

La scena dell'attentato alla Morvillo

La Corte di Cassazione a Sezioni unite accogliendo il ricorso della difesa  nel novembre del 2014 aveva già annullato senza rinvio la sanzione disciplinare della censura inflitta dal Csm al procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli, chiudendo così la vicenda anche in sede disciplinare, nata dopo l’individuazione e il fermo di Giovanni Vantaggiato, l’autore reo confesso dell’attentato davanti all’Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi del 19 maggio 2012 in cui perse la vita la studentessa 16enne Melissa Bassi e rimasero ferite altre nove sue compagne di scuola.

Tutto aveva avuto origine dalla denuncia del procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, tanto alla Procura della Repubblica di Potenza, che poi aveva archiviato il procedimento, quanto al Csm che il 22 novembre del 2013 aveva deciso di attribuire al procuratore di Brindisi una delle forme più lievi di sanzione previste, ossia la censura, che equivale a una nota di biasimo.

Secondo il procuratore Motta, Dinapoli, fornendo via mail al gip Ines Casciaro che avrebbe dovuto esprimersi sulla convalida del fermo di Giovanni Vantaggiato, materiale di giurisprudenza e dottrina, avrebbe tentato di condizionare lo stesso giudice, così interferendo nell’attività della Dda di Lecce, e nelle valutazioni di questa circa la sussistenza nella progettazione ed esecuzione dell’attentato dell’aggravante della finalità terroristica. Da ciò “Il Giornale” aveva ricavato il servizio oggetto di querela da parte del procuratore Marco Dinapoli.

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