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Omicidio Tedesco, no alla comparazione dei Dna

La Corte d’Assise d’Appello: “Non necessaria ai fini della decisione”. Tre imputati rischiano l’ergastolo

BRINDISI – Nessuna comparazione dei dieci Dna perché “non necessaria” nel processo d’appello per l’omicidio di Cosimo Tedesco, avvenuto a Brindisi, la mattina del primo novembre 2014, nella cucina di un appartamento di piazza Raffaello, quartiere Sant’Elia. La Corte d’Assise d’Appello di Lecce, oggi ha respinto la richiesta avanzata dai difensori degli imputati Andrea Romano, reo confesso, Alessandro Polito e Francesco Coffa, tutti e tre di Brindisi, condannai all’ergastolo in primo grado -  con rito abbreviato - per l’omicidio, ritenuto aggravato dai futili motivi riconducibili alla lite avvenuta la sera precedente tra i genitori di alcuni bambini durante una festa. Quella stessa mattina venne ferito anche il figlio di Cosimo Tedesco, Luca.

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Secondo i giudici non è dirimente, a fini della sentenza, la prosecuzione dell’indagine genetica avviata dal pubblico ministero della Procura di Brindisi, dopo il delitto: il perito ricavò dieci profili di Dna, partendo da alcune tracce isolate sui reperti consegnati dai carabinieri dopo il sopralluogo nell’abitazione di Romano, in cui si consumò la tragedia. Quei profili genetici non sono mai stati comparati. In altri termini non si è mai saputo a chi appartenessero, di chi fossero. Né mai si saprà, vista la decisione assunta dai giudici che hanno respinto la richiesta depositata dagli avvocati difensori Cinzia Cavallo, Agnese Guido, Massimo Murra, Pasquale Corleto e Ladislao Massari. I penalisti avevano chiesto il confronto con il Dna di Luca Tedesco, nonché con il profilo genetico di Francesco Coffa e con quello dell’unico testimone oculare, Daniele De Leo ascoltato in occasione della scorsa udienza.

Anche l’esame di De Leo, genero della vittima, il solo che vide quel che avvenne in quei momenti, è stato domandato dai penalisti che assistono gli imputati, oggi presenti in udienza, ed è stato considerato determinante dal procuratore generale nonché dall’avvocato che in giudizio rappresenta la famiglia della vittima, il penalista Paoloantonio D’Amico.

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“Quando entrai in cucina, vidi Andrea Romano che aveva una pistola in mano e a terra Cosimo Tedesco ferito”, ha detto la volta scorsa. “Francesco Coffa non era armato, così come non lo era Alessandro Polito. Cercai di soccorrerlo, mentre scendevo le scale arrivò Luca Tedesco e sentii altri spari, quando mi girai vidi che anche lui era stato colpito”.

Secondo la ricostruzione del pm, l’omicidio consumato in un appartamento del rione Sant’Elia, è da considerare conseguenza di un diverbio avvenuto nel corso della festa per bambini, la sera precedente. Il 31 ottobre 2014 in un locale del quartiere Bozzano era in corso la festa di compleanno di una bimba di tre anni e tra gli invitati c’era anche il nipotino di Tedesco. La bimba avrebbe cercato di toccare il piccolino con le mani sporche di panna o gelato. I genitori si sarebbero infastiditi e da qui ci sarebbe stato uno scontro verbale tra gli adulti delle famiglie Tedesco e Romano. Lite che, nella sentenza del gup di fronte al quale si è svolto il processo a Brindisi, è stata qualificata come base per il riconoscimento dell’aggravante dei futili motivi.

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