Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Pestaggio e rapina all’imprenditore, processo d’appello per due cugini

Uno di Brindisi e l'altro di San Michele, omonimi, sono stati condannati dal Tribunale a 13 anni e quattro mesi per l'assalto alla villa di Cosimo Scialpi e della moglie la sera del 29 aprile 2012: incastrati dal Dna ricavato da tracce isolate sugli airbag e confrontato con quello repertato nel corso delle indagini dopo l'attentato al Morvillo

BRINDISI – Processo d’Appello a distanza di cinque anni dal pestaggio con rapina ai danni dell’imprenditore Cosimo Scialpi e della moglie, di rientro dalla cresima di una nipotina: due cugini, omonimi, sono imputati dopo essere stati condannati a 13 anni e quattro mesi di reclusione dal Tribunale di Brindisi, secondo il quale prova granitica è il Dna ricavato da tracce isolate sugli airbag dell’auto usata la sera del 29 aprile 2012 per la fuga.

i_due_chiricook-2Il codice genetico è stato ritenuto equivalente a una firma e ha portato all’affermazione della colpevolezza per Nicola Chirico, 49 anni, di San Michele Salentino, e per l’altro, 48 anni, di Brindisi, considerati autori dell’assalto che fruttò un bottino di 500 euro. Il primo, di recente, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise d’Appello per l’omicidio di Cosimo Semeraro, detto Mimmo Capellone, avvenuto l’8 novembre 2007.

Era stato assolto in primo grado, ed è stato arrestato subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza che il suo avvocato, Ladislao Massari, intende impugnare con ricorso in Cassazione. Anche in questo caso il Dna è prova insuperabile, a giudizio della Corte: è stato estratto dal lembo di un guanto di lattice trovato poco distante dal cadavere di Semeraro. Il corpo senza vita di Capellone fu trovato in un'auto nelle campagne sulla Ceglie Messapica-Cisternino. Per la difesa, invece, Chirico, unico imputato, non era presente sulla scena del delitto anche perché non conosceva la vittima e per questo è stato contestato anche il movente riconducibile, per l’accusa, a contrasti nella gestione di affari per droga.

Il Dna al centro del processo per la rapina nella villa dell’imprenditore, sulla strada che conduce Brindisi a Tuturano, portò al fermo dei cugini quattro mesi dopo, ad agosto 2012: furono isolate tracce dagli airbag della Volvo usata dai rapinatori e quel codice venne confrontato con il Dna che era già nella disponibilità dei carabinieri perché raccolto durante il periodo delle perquisizioni svolte all’indomani dell’attentato davanti alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Si scoprì poi che la strage era stata pensata e posta in essere dall’imprenditore Giovanni Vantaggiato, riconosciuto lucidamente folle e condannato al fine pena mai.

L'interno dell'auto usata dai banditi-2I cugini Chirico, stando alla sentenza del Tribunale di Brindisi, sono due dei quattro componenti del gruppo in azione il 29 aprile 2012: col volto coperto e armati di pistole, si presentarono alla coppia come militari della Guardia di Finanza, picchiarono entrambi con calci e pugni. Spararono a scopo intimidatorio un colpo di pistola  in direzione della donna, che cadde a terra. Tutto questo perché pretendevano la consegna di 200mila euro. Somma poi ridotta a 20mila e poi ancora a 500 euro. I quattro obbligarono Scialpi a recarsi dal consuocero per reperire il denaro, mentre la moglie rimase sequestrata.

L’imprenditore venne chiuso nella sua autovettura, una Opel Astra. Lì esplosero altri colpi di pistola, una pallottola lo ferì a una gamba. Scialpi riportò una "emorragia cerebrale post traumatica" con prognosi di 47 giorni, alla moglie fu diagnosticato un "trauma cranico facciale, ematoma subdurale, franto parietale destro, trauma toracico-addominale". Ascoltato in aula, nel corso del processo, l’imprenditore disse: “Ho pensato di morire”.  

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