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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca Latiano

Prete eredita da un'anziana: accusato di circonvenzione. Scatta la prescrizione

L'ex parroco di una chiesa di Latiano era finito a processo dopo essere stato nominato erede universale. La parente della donna dopo la sentenza: "Non ho più fiducia né nella Giustizia, né nella Chiesa"

BRINDISI - Un'eredità sostanziona, un'anziana credente, un parroco da una parte, i parenti della donna defunta dall'altra. Il primo nominato con testamento quale erede universale, i secondi che non ci stanno, che dicono che l'anziana non era capace di intendere e di volere. La vicenda che finisce in un'aula di Tribunale, con il prete a processo per circonvenzione d'incapace, l'eco mediatica della vicenda e, alla fine, la mannaia della prescrizione. La latianese Daniela Maglie, cugina dell'anziana deceduta nel 2014, non si dà pace. Insieme ad altri due parenti - Giovanna Italia Maglie e il torrese Raffaele Cuna, rappresentati dagli avvocati Antonio Sartorio, Antonella Rizzo e Cosimo Lodeserto - ha accolto con un misto di incredulità e di rabbia il verdetto emesso dal Tribunale di Brindisi nei confronti di monsignor Angelo Altavilla, difeso dagli avvocati Massimo Manfreda e Vincenzo Farina. I tre parenti erano parti civili nel processo.

La sentenza risale al 13 dicembre 2022, quando il giudice del Tribunale di Brindisi, Leonardo Convertini, non ha potuto far altro che dichiarare il non doversi procedere nei confronti del monsignore in ordine al reato ascrittogli in quanto estinto per intervenuta prescrizione. Non solo, il sequestro conservitivo non ha più ragion d'essere. Alcuni beni erano stati sequestrati, come si vedrà in seguito. Per la precisione, i termini di prescrizione sono spirati il 10 settembre 2022. Scrive il giudice: "Inoltre, dagli atti non emergono elementi tali da consentire in modo evidente un'assoluzione nel merito dell'imputato". Ora, a distanza di tempo, Daniela Maglie parla di un "fulmine a ciel sereno". Lei ha creduto fino in fondo alle proprie ragioni, si sente defraudata. Ringrazia i legali per l'assistenza prestata nel corso del processo, ma non può fare a meno di dichiarare: "Mi sento abbandonata due volte, dalla Legge e dalla Chiesa. Ora non sappiamo se la strada della causa civile è percorribile, ci vogliono soldi e, soprattutto, tempo. Noi abbiamo chiesto a monsignor Angelo Altavilla anche di mettersi una mano sulla coscienza e di venirci incontro".

Daniela Maglie

Daniela Maglie, seppur battagliera di natura, deve fermarsi a riflettere sul da farsi. Intanto, al di là della sentenza di prescrizione, è bene ricordare le varie e intricate tappe della vicenda. Il 30 aprile 2014 l'anziana viene a mancare a Latiano, all'età di 89 anni. Non è sposata, non ha figli. I parenti più prossimi scoprono dell'esistenza di un testamento, testamento sottoscritto il 24 novembre 2008. Monsignor Angelo Altavilla, all'epoca prelato presso una chiesa di Latiano, è nominato erede universale della signora, di tutti i beni mobili e immobili. Il monsignore deve provvedere a funerale, sepoltura, messe in suffragio e con la condizione che "quanto residuerà dovrà essere impiegato in opere di carità, di religione e di culto che siano legate al territorio di Latiano". Scorrendo il capo di imputazione, si scopre anche dell'esistenza di un conto cointestato al monsignore in una banca di Latiano, datato dicembre 2011. E poi un'altra cointestazione, risalente al 31 dicembre 2013, cui seguivano operazioni di bonifico, giroconto, emissione assegni e accensione di polizze a vantaggio del prelato.

Per gli inquirenti questi comportamenti si concretizzano nel reato di "circonvenzione di incapace", in quanto la donna già nel 2002 era stata ricoverata  a causa di episodi di perdita di coscienza, preludio dell'Alzheimer. Poi, si legge sempre nel capo d'imputazione, nei mesi antecedenti al maggio 2008 già soffriva di gravi amnesie e aveva problemi di natura mentale. Poi, nel settembre 2011 risultava affetta da Alzheimer, nel luglio 2013 la malattia si aggrava. Quindi la donna sarebbe stata indotta a compiere atti per lei giuridicamente dannosi. Monsignor Altavilla, il 25 luglio 2014, dona alla parrocchia di Latiano un'abitazione, due garage, due fabbricati e quattro uliveti già appartenuti all'anziana devota. Intanto, si apre un'indagine. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, dispone i "sigilli" dei seguenti immobili: un appartamento a Latiano in via Risorgimento, 41, due locali adibiti a rimessa, sempre a Latiano, in via Osanna, 71, e un fondo rustico in agro di Mesagne, in contrada Vergine, con vecchio fabbricato al piano terra.

Gli inquirenti ricostruiscono la vicenda. Il 9 novembre 2017 monsignor Angelo Altavilla viene rinviato a giudizio per rispondere del reato ascrittogli. Il 3 luglio 2018 c'è la costituzione di parte civile dei tre parenti dell'anziana. Poi, tra rinvii, pandemia ed escussione dei testimoni il processo va per le lunghe. Fino a quando appare in tutta evidenza che il giudizio non sarà possibile: sono scattati i termini della prescrizione: "Detti termini sono interamente decorsi alla data di commissione dell'ultimo fatto di reato contestato all'odierno imputato e risalente al 5 maggio 2014", si legge nei motivi della decisione del giudice. Quel giorno viene reso pubblico il testamento olografo. Quindi, nel campo del penale, questa è la parola "fine" della vicenda. Il legale di monsignor Angelo Altavilla, l'avvocato Massimo Manfreda, chiosa l'accaduto con queste parole: "La prescrizione in primo grado è una pronuncia assolutamente neutra. Ovviamente avremmo voluto concludere il processo per dimostrare la nostra totale innocenza. Non abbiamo fatto altro che assecondare le volontà della signora, volontà che aveva più volte manifestato sin da giovane".

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