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La Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione

Reati tributari, no al sequestro di società

BRINDISI - L’evasione fiscale dell’imprenditore non può ricadere sull’azienda, a meno che la società non rappresenti una struttura fittizia esclusivamente dedicata alla commissione dei reati. Il sequestro di beni della società, quindi, per reati tributari, non è possibile.

BRINDISI - L'evasione fiscale dell'imprenditore non può ricadere sull'azienda, a meno che la società non rappresenti una struttura fittizia esclusivamente dedicata alla commissione dei reati. Il sequestro di beni della società, quindi, per reati tributari, non è possibile. Lo stabilisce la Corte di Cassazione in una sentenza particolarmente interessante e ripresa dal Sole 24 Ore che rimanda al Tribunale di Brindisi una decisione, annullata con rinvio la sentenza del Riesame che rigettava l'istanza di dissequestro presentata dall'avvocato, al quale già il gip di Brindisi aveva opposto un 'no' secco.

La vicenda è quella della Col.Mec Srl di contrada Piccoli. L'ammontare del sequestro disposto dal giudice alla fine del 2012 è pari a 508.530 euro. In particolare era stato disposto "il sequestro dei beni immobili dei mobili registrati e delle somme di denaro depositate nei conti correnti e/o postali, depositi a risparmio, dossier titoli ed eventuali cassette di sicurezza presso tutti i soggetti operanti su tutto il territorio nazionale nel settore della raccolta, gestione del risparmio e intermediazione finanziaria, nella disponibilità di C.A. e della Col.Mec srl, rappresentati e difesi dall'avvocato Ladislao Massari, e fino alla concorrenza della somma di Euro 508.530,00, in relazione al reato di cui all'art. 10 ter, d.Lvo 74/2000".

Il ricorso è stato ritenuto fondato dagli Ermellini: "Il sequestro preventivo - hanno sentenziato - funzionale alla confisca per equivalente (ossia disposto per recuperare quanto sottratto illecitamente al fisco) non può ricadere su beni di qualsiasi natura appartenenti alla persona giuridica (società, ndr) nel caso in cui si proceda per violazioni finanziare commesse dal legale rappresentante della società (l'imprenditore, ndr)".

A meno che "la struttura aziendale costituisca un apparato fittizio utilizzato dal reo per commettere illeciti, in quanto in tal caso l'illecito non risulta commesso nell'interesse o a vantaggio della società ma del reo, attraverso lo schermo dell'ente". Per il Tribunale di Brindisi invece la società non era da considerarsi "terza estranea al reato", pur non essendo indagata, perché partecipava alla riutilizzazione del denaro nella disponibilità dell'imprenditore in misura nettamente superiore a quanto sarebbe stato se egli avesse pagato le tasse.

Annullata la sentenza la decisione dovrà essere meglio argomentata con un 'esaustivo riscontro sul punto". Se la società è fittizia, una cartiera, insomma, si potrà procedere al sequestro dei suoi beni, per equivalente. Altrimenti, per reperire i 508 mila euro, si dovrà cercare altrove.

 

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