Cronaca

Sventata evasione dal carcere di via Appia

BRINDISI – Era quasi tutto pronto per l’evasione. Attraverso quel buco, nascosto dietro un mobiletto utilizzato per deporre gli effetti personali, sarebbero dovuti passare alcuni esponenti di spicco della criminalità brindisina. Ma gli uomini della polizia penitenziaria del carcere di Brindisi sono riusciti a sventare il piano di fuga.

Il carcere di Brindisi

BRINDISI - Era quasi tutto pronto per l'evasione. Attraverso quel buco, nascosto dietro un mobiletto utilizzato per deporre gli effetti personali, sarebbero dovuti passare alcuni esponenti di spicco della criminalità brindisina. Ma gli uomini della polizia penitenziaria del carcere di Brindisi sono riusciti a sventare il piano di fuga. Il foro, scavato sulla parete di una cella situata al secondo piano, è stato scoperto lo scorso maggio, al culmine di una minuziosa attività di intelligence scaturita dai rumor di "radio carcere". Sull'episodio, adesso, indaga la Dda di Lecce.

Gli inquirenti sospettano che dell'evasione avrebbero dovuto beneficiare alcuni detenuti reclusi lontano da Brindisi, ma che sarebbero dovuti transitare dalla casa circondariale di via Appia per prendere parte all'udienza di un processo. La cella ospitava quattro persone. Gli indagati hanno impiegato alcune settimane per scavare la parete di carparo, spessa circa un metro, servendosi di un pezzo di ferro (successivamente recuperato dai poliziotti) prelevato da una branda. Il modus operandi era collaudato: mentre uno faceva da palo, i suoi complici si adoperavano per aprire il varco.

Una volta giunti nel cortile perimetrale del carcere, i fuggitivi avrebbero dovuto scavalcare le mura di cinta della casa circondariale. All'esterno, di sicuro, avrebbero trovato qualcuno ad attenderli. La direzione del carcere ha voluto mantenere stretto riserbo sull'operazione. La notizia è stata divulgata solo nella mattinata odierna, attraverso un comunicato stampa diramato dal Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria).

"Purtroppo - si legge nella nota firmata da Federico Pilagatti, segretario nazionale del sindacato - sono tanti gli atti con cui giornalmente i poliziotti penitenziari si devono confrontare per evitare evasioni, suicidi, episodi di violenza, il tutto in un contesto drammatico, fatto di sovraffollamento della popolazione detenuta, di carenza di personale della polizia penitenziaria che a mala pena riesce a coprire i posti di servizio più delicati e sensibili delle carceri, nonché grande fatiscenza delle strutture".

Gli agenti del carcere di Brindisi, sulla base di quanto riferito dallo stesso Pilagatti, non sono nelle condizioni di poter garantire un capillare e continuo controllo delle celle. L'attività di intelligence si è rivelata fondamentale nel portare alla luce questo piano di fuga,

"Come i fatti di questi giorni confermano (arresto di due poliziotti a Bari) anche nella polizia penitenziaria ci possono essere mele marce - si legge ancora nel comunicato - però non bisogna mai fare dell'erba un fascio come generalmente si tende a fare, poiché ogni giorno migliaia di uomini e donne con coscienza, responsabilità ed onestà fanno un lavoro maledettamente difficile in un contesto di degenerazione che non ha eguali".

Un altro piano di fuga venne sventato lo scorso 22 gennaio, dagli agenti del carcere di Lecce. In quel caso, a beneficiare dell'evasione sarebbe dovuto essere il brindisino Raffaele Martena, ritenuto legato alla Sacra Corona Unita. Il giovane avrebbe dovuto fingere un malore per lasciare la struttura. Il piano saltò grazie al ritrovamento di alcuni messaggi in codice.

 

 

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