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Cosimo Manfreda, la vittima

Cosimo Manfreda, la vittima

Tragedia alla Sanofi: cinque patteggiamenti

BRINDISI - La multinazionale farmaceutica Sanofi Aventis ha provveduto a versare i 685mila euro che le consentono di uscire di scena, stamani il patteggiamento di pene comprese tra un anno e un anno e dieci mesi per cinque persone

BRINDISI - La multinazionale farmaceutica Sanofi Aventis ha provveduto a versare i 685mila euro che le consentono di uscire di scena e si è quindi conclusa stamani con il patteggiamento di pene comprese tra un anno e un anno e dieci mesi per cinque persone una delle tranche del processo sull'incidente sul lavoro all'interno della Sanofi Aventis di Brindisi che costò la vita all'operaio Cosimo Manfreda, 40 anni, e provocò il ferimento di altri quattro colleghi che stavano lavorando su un grosso silos. Oggi il giudice per le indagini preliminari Paola Liaci ha accolto la richiesta di applicazione della pena su richiesta delle parti, concordata tra le difese e il pm Antonio Costantini.

La Sanofi Aventis ha chiuso invece con il pagamento di una pena pecuniaria di 300 mila euro con la confisca di 385 mila euro per i lavori in materia di sicurezza sul lavoro che avrebbero dovuto essere compiuti. Altre quattro persone, per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, hanno scelto di affrontare l'udienza preliminare che sarà celebrata il 5 dicembre prossimo. Per gli altri cinque indagati il pm ha chiesto l'archiviazione. L'incidente avvenne il 10 giugno 2010.

Fu l'esplosione di un silos sulla cui estremità l'uomo stava lavorando a causare la tragedia. Il serbatoio si scoperchiò, Manfreda fu sbalzato in aria, poi precipitò a terra da un'altezza di diversi metri. Le cinque persone che hanno patteggiato sono: Gennaro Di Lemma, 65 anni, di Roma, direttore all'epoca dei fatti dello stabilimento brindisino della multinazionale farmaceutica, difeso dagli avvocati Gaetano Centonze e Giacomo Gualtieri, condannato a un anno e otto mesi di reclusione; Giancarlo Guidotti, 60 anni, di Brindisi, dipendente della Sanofi, assistito dall'avvocato Maria Antonietta Spalluti, condannato a un anno e otto mesi; Roberto Cerreta, 56 anni, napoletano, dirigente dello stabilimento, difeso dall' avvocato Adolfo Sartorio, un anno di reclusione; Gianluca Scivales, 42 anni, di Brindisi, responsabile dell'Area manutenzione della Sanofi, difeso da Sartorio, un anno di pena; Romeo Cellini, 60 anni, nativo di Ruffano, residente a Brindisi, dirigente dello stabilimento di Brindisi, difeso dall'avvocato Stefano Di Maggio, un anno e dieci mesi. C'è infine la Sanofi Aventis Spa, difesa dall' avvocato Giuseppe Bana.

Per altri cinque indagati, tutti dipendenti Sanofi, il pm ha chiesto l'archiviazione. Sono Salvatore Ignoni, 65 anni, di Mesagne; Carlo Rizzo, 39 anni, di Roma; Vincenzo Lioce, 39 anni, di Terlizzi, residente a Molfetta; Francesco Renna, 54 anni, di San Pietro Vernotico, e Maria Lasaponara, 62 anni, di Napoli, residente a Brindisi, tutti difesi dall'avvocato Sartorio. Chiesto il giudizio invece per quattro persone dipendenti della ditta che stava eseguendo il lavori di pulizia del serbatoio interno allo stabilimento, tutte assistite dall'avvocato Giancarlo Camassa, convinte di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti: si tratta di Cosimo Giovanni Polito, 56 anni, di Erchie ma residente a Brindisi; Pietro Saponaro, 56 anni, di Latiano, residente a Brindisi; Daniela Spinelli, 54 anni, di Brindisi, e il legale rappresentante della ditta Cof&Co. L'udienza preliminare è fissata per il 5 dicembre prossimo. La famiglia della vittima è già stata risarcita.

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