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“Violenza sessuale durante la gravidanza”: chiesti sei anni e tre mesi

Il pubblico ministero conferma le accuse nei confronti di un 42enne di Brindisi. La donna parte lesa: danni per 50mila euro

BRINDISI – Il pubblico ministero ha confermato le accuse di violenza sessuale e maltrattamenti, anche durante la gravidanza, nei confronti di un brindisino di 42 anni e ha chiesto la condanna a sei anni e tre mesi di reclusione, a conclusione del dibattimento scaturito dall’inchiesta partita dopo la denuncia della moglie.

La donna, rappresentata in giudizio dall’avvocato Paoloantonio D’Amico del foro di Brindisi, riferì di essere stata picchiata alla presenza della primogenita, e di essere stata abusata. Accuse confermate in udienza, in occasione della scorsa udienza in Tribunale, davanti al collegio presieduto da Domenico Cucchiara. Il penalista ha chiesto la condanna dell’imputato anche il risarcimento dei danni, fisici e morali, quantificati in 50mila euro, con 20mila euro di provvisionale. L’imputato è difeso dall’avvocato Ilario Manco del foro di Lecce.

L’ex moglie ha raccontato riferito una serie di episodi vissuti nel periodo del matrimonio. Dalle ingiurie alle violenze fisiche. Un incubo andato avanti sino a quando non ha trovato il coraggio di mettere fine alla relazione, lasciando l’abitazione in cui viveva con il marito dal quale, nel frattempo, si è separata. Il racconto della donna è stato confermato dalle sorelle, citate come testimoni dal rappresentante della pubblica accusa, il pm Simona Rizzo.

Nel capo di imputazione, sono stati ricostruiti i maltrattamenti “alla moglie, anche alla presenza della figlia minorenne, dopo aver fatto uso di sostanze alcoliche”. “Nel periodo della gravidanza – si legge – ingiurie e minacce alla donna con frasi del seguente tenore ‘vecchia scema o fai quello che di dico, o sono mazzate’”. E ancora: “Tu sei una moglie e devi fare la moglie, o ti picchio”. “In tal modo l’ha costretta ad avere rapporti sessuali, contro la sua volontà, abbandonando il tetto coniugale per diversi giorni senza giustificazione alcuna”.

Il marito, inoltre, sempre secondo l’accusa avrebbe “sperperato i guadagni della donna in sigarette e consumazioni alcoliche”. In particolare, “già nella primavera del 2011, durante la gravidanza, la costringeva a subire un rapporto, colpendola con ripetuti schiaffi al volto e alla spalla”. Violenza ripetuta nel 2013. Nel mese di ottobre 2014 “colpiva con un pugno la porta del bagno, dove la moglie si era rifugiata, frantumandola e cagionandole delle ferite sul volto”.

“Nell’agosto del 2015 la colpiva al volto con dei ceffoni, rifiutando di darle venti euro, somma di denaro che serviva per acquistare un capo di vestiario per la figlia minorenne, impegnando l’importo per comprare birra e sigarette”. La sentenza è attesa per il prossimo mese.

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