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Il senatore Luigi Vitali

Il senatore Luigi Vitali

Luigi Vitali: da salva-Previti a salva-Conte. Le giravolte del senatore

Prima ad Adnkronos dichiara di "non essere mai entrato nella partita", poi apre a un'intesa. Infine, scioglie le riserve

FRANCAVILLA FONTANA – Dopo aver provato a salvare Cesare Previti tenterà di salvare Giuseppe Conte. Alla fine, la sera del 27 gennaio, scioglie le riserve. Eppure è stato difficile capire cosa volesse davvero in questi giorni Luigi Vitali da Francavilla Fontana, ex sottosegretario alla Giustizia. Da anni indicato come un berlusconiano di ferro, il senatore è sulla bocca di molti. Passerà con i “contiani” o no? Sì, la risposta. E l'avvocato penalista nato a Taranto, classe '55, è stato prodigo di dichiarazioni. Che poi alcune siano state contraddittorie tra di loro, pazienza. 

In un lancio dell'agenzia Adnkronos datato 26 gennaio, ore 15.41, i curiosi del destino di Conte (e di Vitali) potevano leggere: “Non sono mai entrato nella partita, perché sulla giustizia non ho sentito e visto nessun segnale diverso dalla politica fin qui seguita”. Ipse dixit, porta sbarrata. Anzi, non ha manco pensato di aprirla. Poi a uno, sempre più curioso, capita tra le mani Il Foglio. Precisamente un'intervista proprio a Luigi Vitali, in cui il senatore avvocato non solo sembra della partita, ma la arbitra pure. Leggere per credere: “Se Giuseppe Conte inserisse nel suo programma una riforma della giustizia di stampo garantista, sarei ben contento di dare un contributo coronando così la mia vita politica e professionale”. E pensare che l'intervistatrice un rigo prima dice che Vitali ha il dono della chiarezza. Quello sì, ma anche il dono dell'ubiquità: nello stesso giorno è contemporaneamente fuori dalla partita e dentro la partita (ad alcune condizioni). E' la politica del “ma anche”.

E, dopotutto, non è la prima volta che il “ma anche” entra nella biografia di Vitali: è stato ed è tuttora membro della Commissione Antimafia, oltre a essere stato sottosegretario alla Giustizia. Eppure, quando non era parlamentare, è stato anche legale di Giancarlo Capobianco, arrestato nel 2013 durante l'operazione “Last Minute” e ritenuto dalla Dda all'epoca il referente a Francavilla Fontana del clan Penna-Pasimeni, Sacra Corona, ma non formalmente affiliato. Ovviamente Vitali è un avvocato penalista e faceva il suo lavoro. Nessuna incompatibilità, ci mancherebbe. Ma all'epoca BrindisiReport ne fece una questione di opportunità

E a proposito di opportunità, Vitali le sue se le è giocate bene, con intelligenza. Ma non sempre sono andate a buon fine, nonostante le intenzioni. Un passo indietro: nel 2011 impazza il caso-Ruby che sembra poter danneggiare seriamente l'allora primo ministro Silvio Berlusconi. Vitali propone una norma che riduce la prescrizione per gli over-65 incensurati. I soliti maligni pensano subito a un noto incensurato over-65, lo stesso Berlusconi. Allora Vitali dichiarò: “Sono un tipo pragmatico, vado al cuore dei problemi, può capitare che ne tragga giovamento Berlusconi, ma è una colpa”? Ma no, ma no, ci mancherebbe. Purtroppo non tutti la pensarono così, lo stesso Ghedini – avvocato del Cavaliere e parlamentare – prese le distanze, lasciando Vitali col cerino in mano. Quanta ingratitudine.

Non andò tanto bene neanche in un'altra occasione. Eletto per la prima volta deputato nel 1996, balzò agli onori delle cronache nel 2005, quando divenne relatore alla Camera della legge ex-Cirielli, che, in soldoni, abbreviava la prescrizione agli incensurati. Meglio nota come “salva-Previti”, i maliziosi dissero che la norma di Vitali serviva a evitare una condanna all'amico di Silvio Berlusconi e allora deputato Cesare Previti, all'epoca accusato di corruzione nel processo Imi-Sir. La norma non servì a salvare il parlamentare dalla condanna a una pena di sei anni, ma va sottolineato l'impegno. Da avvocato ad avvocato, adesso Conte deve sperare che il salvataggio per mano di Vitali riesca meglio rispetto a quello tentato con Previti.

Tornando all'attualità, dopo varie esitazioni, alla fine Luigi Vitali ha sciolto le riserve: sarà della partita. Nella serata del 27 gennaio ha spiegato alla truppa forzista a Palazzo Madama: "Cari colleghi, ho preso la decisione di sostenere il professor Conte. Ho espresso sempre la mia perplessità sulla situazione attuale. E' stato un onore lavorare con voi". E così nel giro di 24 ore, il senatore ha avuto tempo di: smentire di essere della partita, aprire a un suo avvicinamento a Conte, infine, sciogliere i dubbi. Dopo Previti, proverà a salvare anche Giuseppe Conte.

Articolo aggiornato alle 21:45 del 27/01

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