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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Politica

Province, la Consulta rinvia decisione

BRINDISI - La Corte Costituzionale ha rinviato a nuovo ruolo l’udienza sui ricorsi presentati dalle Regioni contro il decreto Salva Italia del 4 dicembre scorso, che all’articolo 23 ha di fatto ‘svuotato' le competenze delle Province e ne ha modificato il sistema elettorale. Secondo quanto si apprende, il presidente della Consulta ha ritenuto di non entrare ancora nel merito di una materia che sta cambiando di nuovo, poiché è in corso di pubblicazione il decreto di riordino, approvato dal Cdm il 31 ottobre.

BRINDISI - La Corte Costituzionale ha rinviato a nuovo ruolo l'udienza sui ricorsi presentati dalle Regioni contro il decreto Salva Italia del 4 dicembre scorso, che all'articolo 23 ha di fatto 'svuotato' le competenze delle Province e ne ha modificato il sistema elettorale. Secondo quanto si apprende, il presidente della Consulta ha ritenuto di non entrare ancora nel merito di una materia che sta cambiando di nuovo, poiché è in corso di pubblicazione il decreto di riordino, approvato dal Cdm il 31 ottobre.

Verrà pertanto fissata una nuova data per esaminare i ricorsi di Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Campania, Molise e Sardegna, più quello della Valle d'Aosta sullo stesso articolo del decreto. La decisione di fatto costituisce una doccia fredda per tutti coloro che confidavano nel giudizio della Corte per vedere rinascere dalle loro ceneri le province cancellate dal Governo Monti.

Di riordino e delle sorti della Provincia di Brindisi si è discusso intanto stamattina a palazzo "De Leo" dove i tre predecessori del dimissionario Massimo Ferrarese, e cioè Michele Errico, Nicola Frugis e Luigi de Michele hanno convocato i giornalisti per esprimere la propria posizione da addetti ai lavori. "Non vogliamo che tutti gli sforzi vengano vanificati" hanno spiegato. "L'università è un nostro importante investimento" ha detto Errico, facendo cenno alla prossima cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico che si terrà "non a caso" a Brindisi.

"Che fine faranno le partecipate?" si è chiesto Frugis che come De Michele è del Pdl ma sedeva stamani accanto a Errico dell'ala sicuramente più di sinistra del Pd. "Cosa ne sarà dei lavoratori?" ha incalzato, sostenendo che forse la battaglia la si poteva condurre ben prima. Errico, come gli altri due, hanno ritenuta valida l'idea di aderire al "Grande Salento".

Intanto per venerdì prossimo il sindaco di Brindisi ha fissato un incontro con i parlamentari e i consiglieri regionali del territorio così come era stato annunciato ieri mattina al termine della riunione con i sindaci del territorio al termine della quale diciassette dei venti Comuni della provincia di Brindisi hanno rifiutato l'accorpamento con Taranto chiedendo che sia costituita invece la provincia di Lecce - Taranto - Brindisi, come area "ionico - salentina".

E' stato anche sottoscritto un documento che sarà consegnato a parlamentari e consiglieri regionali venerdì 9 novembre. Non sono inclusi nell'elenco dei firmatari i rappresentanti istituzionali di Fasano i cui cittadini sono stati chiamati ad esprimersi in un sondaggio popolare e hanno scelto l'area metropolitana di Bari, di Cisternino, favorevole all'accorpamento Brindisi - Taranto e di San Pietro Vernotico che non erano presenti. Assente anche il sindaco di Erchie che ha però dato telefonicamente la propria adesione al "Grande Salento".

Nel documento si chiede che "il parlamento e l'iniziativa governativa riconsiderino la costituzione della Provincia Taranto-Brindisi, approvando di contro l'accorpamento di quelle di Lecce - Taranto - Brindisi nell'accezione della grande area jonico - salentina, sostanzialmente proiezione dell'antica Terra d'Otranto". Ciò perché: "La mappatura in itinere realizza la diluizione artificiale della provincia di Brindisi, vanificando una entità coacervo di affinità storiche, civiche, economiche e culturali" oltre che di un ambito denotato "da prevalenti rapporti economici e culturali di una popolazione insediata".

Se infatti entrassero in vigore i parametri stabiliti dal Consiglio dei ministri, otto comuni brindisini andrebbero accorpati alla provincia di Lecce e uno a Bari. I tre "ex" hanno offerto il proprio supporto "ad adiuvandum" al sindaco di Brindisi e ai rappresentanti delle istituzioni. Lo scopo? Salvare, in qualche modo, la baracca.

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