Fotovoltaico, staccata spina a 5 impianti

SAN DONACI - Oltre a confermare il sequestro hanno anche staccato la spina ed è uno dei primi casi in assoluto in cui, insieme ai sigilli, scatta anche il blocco della produzione con la conseguente interruzione dell’erogazione degli incentivi statali per i furbetti del fotovoltaico, coloro cioè che mettendo insieme più impianti da potenza inferiore a un megawatt e quindi realizzabili senza Via ma con una dichiarazione di inizio attività, pensavano di aggirare l’ostacolo.

Il nuovo sequestro eseguito dal Noe di Lecce

SAN DONACI - Oltre a confermare il sequestro hanno anche staccato la spina ed è uno dei primi casi in assoluto in cui, insieme ai sigilli, scatta anche il blocco della produzione con la conseguente interruzione dell’erogazione degli incentivi statali per i furbetti del fotovoltaico, coloro cioè che mettendo insieme più impianti da potenza inferiore a un megawatt e quindi realizzabili senza Via ma con una dichiarazione di inizio attività, pensavano di aggirare l’ostacolo.

Tra costoro ci sono gli amministratori di cinque società che avevano investito a San Donaci nelle energie alternative realizzando un parco che ricopre complessivamente una superficie di 50 mila metri quadri per un valore complessivo di 30 milioni di euro. Stamani i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, al comando del maggiore Nicola Candido hanno eseguito nuovamente il sequestro (disposto nel marzo del 2011 poi revocato dal Tribunale del Riesame di Brindisi e infine confermato dallo stesso tribunale dopo una sentenza della Cassazione che aveva annullato con rinvio) e applicato in contrada Monticello anche un nuovo provvedimento del procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, con cui si stabilisce lo stop alla produzione e quindi alla vendita di energia al gestore.

Si tratta di un passaggio fondamentale nelle inchieste che vengono condotte sull’artificioso frazionamento dei parchi fotovoltaici che, se irregolari, hanno un impatto sull’ambiente non sottoposto a controllo e autorizzazione preventiva. La necessità di impedire alle società interessate di continuare a lucrare è finalizzata principalmente a far sì che le stesse abbiano interesse a dismettere gli impianti non a norma. Diversamente si continua a produrre energia per tutta la durata dei procedimenti che possono durare anche diversi anni e, tenuto conto che un campo fotovoltaico ha efficienza massima di vent’anni, va a finire che chi lo ha costruito riesce comunque a far fruttare l’investimento, nonostante l’intervento della magistratura.

Stamattina sono stati disconnessi gli impianti fotovoltaici riconducibili alla Societa’ agricola energetica europea cui facevano riferimento le intestatari dei singoli impianti: la Ecopower Srl, la Girasole Srl, la Photos Srl, la  2007 e la Geos Srl,  dall’estensione di circa 50mila metri quadrati e dal valore di 30 milioni di euro. Con il blocco della produzione di energia, viene anche interrotta l’erogazione degli incentivi pubblici previsti dalle leggi in vigore.

Nel caso di contrada Monticello sono finiti nel registro degli indagati Roberta Famà di 37 anni di Mazzarà Sant’Andrea (Messina), Gaetano Buglisi, 36 anni, di Terme Vigliatore, Mariangela Zanasso, 33 anni di Riano (Roma), Manlio Tripodi, di 70 anni, Roma, Ettore Zanazzo, 71 anni, di Imperia, Antonio Puliafico, 37 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Domenico Catalfamo, Messina, Sebastiano Buglisi, 62 anni, Terme Vigliatore, Francesco Coppolino, 28 anni, di Terme Vigliatore. I primi cinque sono i legali rappresentanti delle cinque società titolari dei lotti di impianto frazionati.

Oltre alla ricorrenza degli stessi nomi in questo gioco di differenti società, vi è la coincidenza della Dia presentata per tutte e cinque le Srl satellite il 16 ottobre del 2007 al Comune di San Donaci, e quella della dichiarazione di assenso all’uso dei terreni interessati che porta per le cinque società la data del 13 ottobre 2007.

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