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Cronaca

“Primario intascò tangenti, blocco beni”

TORINO – La vicenda risale agli inizi degli anni Duemila. Ma torna prepotentemente alla ribalta. È stata discussa oggi davanti ai giudici della Corte dei Conti di Torino la decisione della Procura di bloccare l'atto con cui Michele Di Summa (64 anni, originario di Francavilla Fontana ed ex cardiochirurgo dell'ospedale Molinette di Torino, già condannato per tangenti) nel 2009 restituì al padre, Pietro, la proprietà di due immobili in Puglia: i magistrati inquirenti ritengono che quello del medico altro non fu che il tentativo di proteggere una parte dei beni dai risarcimenti dovuti. Oggi, nel corso dell'udienza, è emerso che il padre - è quanto ha fatto sapere lui stesso - aveva revocato la donazione delle case perché “visto quanto è successo non le meritava più”.

TORINO - La vicenda risale agli inizi degli anni Duemila. Ma torna prepotentemente alla ribalta. È stata discussa oggi davanti ai giudici della Corte dei Conti di Torino la decisione della Procura di bloccare l'atto con cui Michele Di Summa (64 anni, originario di Francavilla Fontana ed ex cardiochirurgo dell'ospedale Molinette di Torino, già condannato per tangenti) nel 2009 restituì al padre, Pietro, la proprietà di due immobili in Puglia: i magistrati inquirenti ritengono che quello del medico altro non fu che il tentativo di proteggere una parte dei beni dai risarcimenti dovuti. Oggi, nel corso dell'udienza, è emerso che il padre - è quanto ha fatto sapere lui stesso - aveva revocato la donazione delle case perché "visto quanto è successo non le meritava più".

Gli immobili, come ha verificato la Guardia di Finanza, si trovano a Francavilla Fontana (città natale del medico) e a Castellaneta Marina (Taranto). L'atto di cessione fu stipulato a Brindisi nel 1988.

Gli avvocati Fabrizio Voltan e Vittorio Del Monte hanno sollevato diverse eccezioni, alcune delle quali riguardano la competenza dei giudici contabili torinesi. Di Summa, coinvolto in un'inchiesta per tangenti sulle forniture di materiale sanitario, fu condannato in appello, nel 2008, a un anno e undici mesi. La procura della Corte dei conti gli ha contestato danni per quasi cinque milioni e, in primo grado, nel 2010, il tribunale contabile ne ha riconosciuti un milione e 900 mila per l'ospedale Molinette e 500 mila per l'Università (si attende ora il giudizio di secondo grado).

I pm affermano che Di Summa, quando venne risolta la donazione, era già pienamente al corrente dell'apertura del procedimento contabile. Il cardiochirurgo, che oggi esercita in Africa, è titolare di una pensione Inpdap su cui viene esercitato il prelievo di un quinto. Di Summa finì in carcere, insieme a un suo collega (deceduto nel 2006), nel novembre del 2002. L' accusa della Procura della Repubblica per entrambi fu di concussione e di turbativa d' asta per aver influito, nel novembre 2000, sulla procedura di aggiudicazione, presso il nosocomio torinese, delle forniture di valvole cardiache. In altre parole, per l'accusa, i due chirurghi intascarono bustarelle per 300-500 mila euro.

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