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Il Tir e il treno

Il Tir e il treno

Treno contro Tir, rumeno a giudizio

A processo il conducente del Tir che, fermo sui binari, fu la causa di un incidente ferroviario il 24 settembre scorso all’altezza del passaggio a livello di Pozzo Faceto, poco distante dalla stazione di Cisternino. C’è l’evidenza della prova, considerati l’arresto in flagranza e l’ammissione di responsabilità del 26enne rumeno, Ianut Cociabab, che è tutt’ora in carcere.

A processo il conducente del Tir che, fermo sui binari, fu la causa di un incidente ferroviario il 24 settembre scorso all'altezza del passaggio a livello di Pozzo Faceto, poco distante dalla stazione di Cisternino. C'è l'evidenza della prova, considerati l'arresto in flagranza e l'ammissione di responsabilità del 26enne rumeno, Ianut Cociabab, che è tutt'ora in carcere.

Il gip di Brindisi, Giuseppe Licci, ha quindi accolto la richiesta di giudizio immediato formulata a conclusione delle indagini dal pm inquirente, Pierpaolo Montinaro e ha fissato la data di avvio del dibattimento per il 7 marzo prossimo dinanzi al Tribunale di Brindisi, in composizione collegiale. All'imputato sono concessi 15 giorni di tempo per chiedere di essere giudicato con un rito alternativo.

Cociabab è imputato di disastro ferroviario e omicidio colposo. Al giudice disse, nell'interrogatorio di convalida, di aver avuto paura e di aver abbandonato perciò il mezzo sui binari. E' tutt'ora rinchiuso in carcere: il 28 dicembre prossimo il tribunale del Riesame di Lecce dovrà decidere su una richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa, sostenuta dagli avvocati Giuseppe Tanzarella e Francesco Abate.

E' stata intanto depositata la perizia disposta dalla procura di Brindisi sull'incidente ferroviario. Se ne sono occupati Angelo Nocioni, consulente nominato dal pm inquirente, Pierpaolo Montinaro, i periti di parte di Trenitalia e Rfi (David Russo e Paolo Genovesi) e dei famigliari della vittima (Giuseppe Rizzo), oltre a Michele Zongoli, nominato dai legali dell'autista del tir. Secondo l'accusa, l'autotrasportatore avrebbe oltrepassato il passaggio a livello nonostante le sbarre fossero in fase di chiusura. Ai tecnici è stato chiesto di "ricostruire e descrivere previo esame della documentazione in atti e del contenuto della scatola nera di testa del treno e dei veicoli in sequestro" oltre che con l'esame dei luoghi "l'esatta dinamica del sinistro accertando le cause che lo hanno determinato ed evidenziando eventuali violazioni del codice della strada o comunque ogni eventuale profilo di responsabilità ravvisabile".

Dalla ricostruzione della tragedia, verificatasi attorno alle 13.30, non sarebbero emersi elementi di novità rispetto alle prime ipotesi. Non sarebbe stato rilevato alcun guasto al dispositivo di abbassamento delle sbarre. Il treno Freccia Argento partito alle 8.24 del mattino da Roma e diretto a Lecce stava transitando nei pressi della stazione di Cisternino, per la precisione all'altezza del passaggio a livello di Pozzo Faceto. C'era un camion fermo sui binari.

Qualcuno vide il guidatore uscire e rifugiarsi su un muro. Ci fu uno schianto terribile che fu osservato a breve distanza da alcuni testimoni. La cabina del treno andò distrutta, le lamiere completamente accartocciate. Il convoglio ha stazionato a lungo nella stazione di Fasano, poi è stato trasferito a Surbo, dove si trova al momento. Non è sottoposto a sequestro. Subito la polizia ferroviaria effettuò i controlli sul funzionamento del dispositivo di abbassamento delle sbarre e di segnalazione. Era tutto ok, secondo quanto riferì nell'immediatezza dei fatti anche il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli, che si recò sul posto. L'autista del tir fu portato in carcere. Secondo l'accusa, egli aveva oltrepassato il passaggio a livello nonostante le sbarre fossero in fase di chiusura.

Al giudice per le indagini preliminari che ne ha convalidato l'arresto il 26 enne disse di non aver visto alcuna segnalazione: le sbarre non si stavano chiudendo. I camion, specificò, si era spento. Non gli restava che la fuga. Le indagini per ricostruire i fatti e circoscrivere anche le responsabilità si sono concluse nei giorni scorsi. La procura ha chiesto il giudizio immediato, ritenendo che si possa saltare l'udienza filtro e andare subito a processo. Nulla da obiettare, per il tribunale.

Se non dovesse decidere di patteggiare o di essere giudicato con rito abbreviato (puntando in caso di condanna sullo sconto di un terzo della pena) l'imputato dovrà comparire dinanzi ai giudici del Tribunale di Brindisi per rispondere dei fatti, gravissimi, che gli sono stati contestati. Tra le parti civili ci sarà la famiglia del macchinista eroe, Giuseppe Campanella. Vi furono anche vari feriti. Dalle testimonianze raccolte è emerso che il 50enne fece di tutto per evitare l'impatto, ben conscio che avrebbe potuto pagare quella scelta con la propria vita.

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