Sacra Corona: Raffaele Renna sottoposto a regime di carcere duro

Notificato al 41enne di San Pietro Vernotico il decreto di applicazione del regime detentivo speciale del 41 bis per i prossimi quattro anni. Scambio epistolare sulla volontà di costituire un nuovo clan. "Comunicava all'esterno con un telefono cellulare"

SAN PIETRO VERNOTICO – Per quattro anni sarà sottoposto a regime di carcere duro il 41enne Raffaele Renna, di San Pietro Vernotico, considerato elemento di spicco della Sacra corona unita nella fascia sud della provincia di Brindisi. Al detenuto è stato notificato nella giornata di ieri (giovedì 23 gennaio) il decreto ministeriale di applicazione del regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41 bis dell’Ordinamento penitenziario. L'avvocato di Renna, Francesco Cascione, potrà impugnare entro i prossimi 20 giorni, davanti al tribunale di sorveglianza di Roma, tale provvedimento.

In carcere da 10 anni, il 41enne da un anno e mezzo è recluso presso la stuttura detentiva di Saluzzo (Cuneo). Renna è stato coinvolto in diverse inchieste contro gli affari illeciti condotti da frange della Scu nella provincia di Brindisi. A suo carico c’è già una condanna definitiva a 25 anni di reclusione nell’ambito del procedimento scaturito dall’operazione Uragano, inchiesta della guardia di finanza e della Dda di Lecce sul traffico di droga fra Brindisi, San Pietro Vernotico, Cellino San Marco e San Donaci.

Raffaele Renna

L’imputato non fece ricorso in Cassazione dopo la pronuncia di secondo grado con cui venne assorbita la condanna a 16 anni e otto mesi inflitta nel processo Game Over, inchiesta della Dia su nuove affiliazioni alla Scu ed estorsioni ai danni di titolari di paninoteche nella zona a Sud di Brindisi, poiché la Corte salentina riconobbe la continuazione dei reati di associazione finalizzata al traffico di droga. 

Le motivazioni del provvedimento

Da quanto appurato dagli inquirenti, Raffaele Renna “anche in ragione della sua particolare concreta possibilità - si legge nel decreto di applicazione del regime detentivo speciale - risulta essere in grado di mantenere contatti con esponenti tuttora liberi dell’organizzazione criminale di appartenenza” . A tal proposito è emblematico il contenuto un pizzino attribuito a Raffaele Martena, altro elemento di spicco della Scu già sottoposto a regime di carcere duro, trovato in casa di un brindisino arrestato nell’ambito di una inchiesta della Dia di Lecce, in cui si legge testualmente: “Puffo (secondo l’accusa Raffaele Renna, ndr) ha una testa peggio della mia ed è sempre malavitoso, anche in carcere”. 

Alla base del provvedimento, in particolare, ci sono delle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia che “evidenziano il ruolo di assoluto rilievo rivestito da Renna all’interno dell’organizzazione e la capacità dello stesso di farsi promotore, a seguito di una frattura verificatasi all’interno dell’originario clan riconducibile a Francesco Campana, della costituzione di un nuovo gruppo mafioso”.

La volontà di costituire un nuovo clan

Inoltre, nell’agosto 2018, è stata rinvenuta una missiva inviata dallo stesso “Raffaele Renna, sempre dal carcere”, a un altro esponente della Scu. “Dalla lettura del testo – si legge nelle motivazioni del decreto di applicazione del regime di carcere duro – così come riportato nella proposta della Procura distrettuale di Lecce, emerge l’intento di portare avanti l’ambizioso progetto (di costituire un nuovo gruppo mafioso, ndr) godendo anche dell’appoggio di Francesco Campana (autore di ulteriore missiva destinata allo stesso destinatario della missiva di Renna ed inserita nella stessa busta di quella utilizzata da Renna)”.

Ritrovamente in carcere di un telefono cellulare

Infine è ritenuto di “estrema gravità” il rinvenimento di un telefono cellulare effettuato all’interno del carcere di Saluzzo, da parte della polizia penitenziaria. Tale cellulare, infatti, stando alle dichiarazioni rese alla Dda di Lecce da un altro detenuto, “veniva quotidianamente utilizzato da lui (il detenuto interrogato dalla Dda, ndr) e da Renna per mantenere i contatti con gli affiliati in libertà e continuare a gestire le attività delittuose”.

Stando alle indicazioni fornite dallo stesso detenuto ascoltato dalla Dda, fra l’altro, “in diverse conversazioni intrattenute con i sodali era stata affrontata anche l’eventualità di attentare alla vita di un soggetto al vertice di un gruppo contrapposto operante sul medesimo territorio della provincia di Brindisi”.

Tutto ciò fa emergere un “allarmante scenario” che “induce a reputare necessario che a Renna – si legge ancora nelle motivazioni del decreto – in ragione del ruolo rivestito all’interno dell’organizzazione e della straordinaria capacità di mantenere le redini nonostante lo stato di detenzione, sia preclusa la possibilità di avere contatti che gli consentano di interagire con la realtà criminale esterna e di intervenire nelle dinamiche decisionali ed operative del sodalizio di provenienza”.

Articolo aggiornato alle ore 12.38 del 24 gennaio (le motivazioni del provvedimento)

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