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Cronaca

Geo Barents: storie di violenze, torture, fame e povertà. I migranti verso una nuova vita

Dopo lo sbarco e gli screening sanitari, sono stati accompagnati nei capannoni Ex Montecatini per l’identificazione, poi verranno smistati in diverse regioni d’Italia: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna

BRINDISI – “Msf team, Msf team, rescue is complete. (Sbarco concluso)”, ha annunciato una volontaria dalla banchina alle 10.45. E’ seguito un lungo applauso accompagnato da sorrisi e sospiri di sollievo. Tutti e 339 migranti portati a Brindisi dalla nave Geo Barents di Medici senza Frontiere (Msf), sono sulla terraferma, al sicuro. Dopo lo sbarco e gli screening sanitari, sono stati accompagnati nei capannoni Ex Montecatini per l’identificazione, poi verranno smistati in diverse regioni d’Italia: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. I minori non accompagnati restano a Brindisi, coloro che hanno più di 14 anni verranno trasferiti temporaneamente nel Cara di Restinco. Sono tutti stravolti ma pronti per cominciare una nuova vita. Si portano dietro storie di soprusi, torture, guerra, fame, disperazione. 

Un momento dello Sbarco

Due giovani donne di circa 20 anni hanno raccontato di essere state violentate e torturate in Libia, anche usate come schiave, hanno affrontato il viaggio da sole. Un viaggio iniziato, nella sua ultima fase, il primo aprile scorso. Sul barcone di 25 metri c’erano quasi 500 persone, tra cui bambini. Tutti hanno pensato di morire quando le onde di oltre quattro metri hanno travolto l’imbarcazione bagnando i loro effetti personali. Lo hanno raccontato ai volontari della Ong, una volta a bordo.

I migranti sulla nave1

Le stesse operazioni di salvataggio sono durate oltre 11 ore. Per quattro giorni sono stati senza cibo, avevano solo bustine di datteri e acqua, gli ultimi due nemmeno quelle. Hanno speso tutti i loro soldi per cercare una vita più sicura in Europa e tutte le volte che sono stati intercettati e rimandati in Libia hanno dovuto procurarsi altri soldi. 

I migranti verso i capannoni

Una famiglia con bambini ha tentato per ben 4 volte di attraversare il Mediterraneo, solo questa volta ci è riuscita, in quelle precedenti è stata rimandata indietro e rinchiusa nei centri di detenzione libici, i genitori sono stati torturati. Le torture subite riguardano bruciature, scariche elettriche e molto altro, i volontari di Medici senza frontiere non hanno potuto scendere nei dettagli trattandosi di dati sensibili, ma hanno raccolto testimonianze di orrore. Un inferno che non si augura nemmeno al peggior nemico quello vissuto da queste persone che oggi a Brindisi hanno trovato la speranza. A Brindisi, così come specificato dal prefetto Michela La Iacona, hanno ricevuto “La migliore accoglienza”, organizzata giorni prima secondo un piano che ha coinvolto istituzioni, enti, associazioni e forze di polizia. Volontari della Croce Rossa Italiana, personale del 118 e della Protezione Civile hanno gestito l’arrivo in banchina. I medici dell’Usmaf sono saliti a bordo per lo screening sanitario, disponendo lo sbarco prioritario per i casi più critici. 

I volontari della Croce rossa dopo le operazioni di sbarco

Una volta a terra poi, tutti sono stati presi in carico dal personale del 118, i volontari Cri e della Protezione civile. Come Pma, posto medico avanzato, la Asl ha predisposto due strutture con 28 posti letto complessivi e un'équipe composta da tre medici, otto infermieri e dieci soccorritori. Presenti anche due ambulanze dell'azienda sanitaria. Sono stati visitati 21 migranti, dei quali sei sono stati portati al Perrino. Tre sono risultati positivi al Coronavirus e rimarranno nella zona Covid del Pronto soccorso fino a negativizzazione; uno presenta una frattura alla mano e un altro problemi neurologici agli arti inferiori: entrambi sono in attesa di ricovero. Il sesto, invece, dopo esami radiologici negativi è stato dimesso e riportato nella zona di sbarco. Le operazioni di sbarco sono state presidiate dal Personale della Questura di Brindisi, della Prefettura, dai finanzieri, dai carabinieri, Polizia locale e Vigili del fuoco.

"I will eat pizza? I will eat pizza? Tell me I will eat pizza all the time"."Mangerò pizza? Mangerò pizza? Ditemi che in Italia mangerò pizza tutti i giorni".  È la domanda che un bambino ha ripetuto più volte agli operatori di Medici Senza Frontiere durante la traversata. 

Alle 11.30 in banchina è giunto anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. "Oggi c'è un'efficienza straordinaria dello Stato, ma gli sbarchi organizzati in questa maniera possono essere evitati da un sistema legale che prenda il posto degli scafisti. Gli scafisti si combattono rendendo legale il viaggio. Se rendi il viaggio illegale con la Bossi-Fini è chiaro che gli scafisti, come fanno per la droga e altro, s'inseriscono e guadagnano dei soldi". 

   "Il recupero di queste persone - ha evidenziato - è stato miracoloso. Io penso che questo sistema, seppur efficiente, deve essere sostituito da un sistema ordinario nel quale le persone che intendono partire non si devono consegnare agli scafisti arricchendoli, ma dovrebbero poter fare presso le ambasciate dei paesi dove vogliono andare le richieste di visto dei passaporti". Per Emiliano l'identificazione dei migranti "sarebbe possibile farla tranquillamente nei loro Paesi, senza rischi e senza attraversare il mare in tempesta. Quindi c'è un sistema alternativo a questo che è anche più sicuro per gli operatori, perché anche chi ha effettuato il salvataggio ha rischiato la vita, non solo i migranti. Mi sembra tutto un'assurdità con un aggravio di costi enormi per i migranti che devono pagare cifre esorbitanti agli scafisti, e anche per lo Stato. Se queste persone arrivassero normalmente - ha proseguito - noi potremmo anche regolare i flussi, e quindi giungere con la giusta diluizione. Questo potrebbe consentire anche a noi capire chi può trovare lavoro chi non lo può trovare. Si potrebbe fare una profilatura dei lavoratori". 

Infine, rispondendo a chi gli ricordava che alcune forze politiche definiscono le Ong dei 'taxi del mare', Emiliano ha detto: “Dovrebbero farsi un giretto su una nave che fa soccorsi e verificare quanto è complicato operare l’imbarco da un barcone verso una nave: è un’operazione molto complessa dove gli operatori rischiano la vita tutte le volte”.

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