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Nuova possibilità di rinascita per il feudo dei boss, il bene confiscato inutilizzato da anni

La masseria simbolo del clan Bruno e 60 ettari di terreni. Il Comune partecipa al Por Puglia per il riutilizzo, pubblicherà l'avviso per individuare soggetti proponenti

TORRE SANTA SUSANNA - Il feudo del clan Bruno potrebbe avere una seconda vita: da simbolo della Sacra corona unita a simbolo di rinascita anti-mafia, di riutilizzo sociale. Il Comune di Torre Santa Susanna con delibera numero 28 del 10 marzo 2021 dà avvio a una procedura a evidenza pubblica per l'individuazione di un soggetto proponente in relazione all'avviso pubblico "Dal bene confiscato al bene riutilizzato: strategie di comunità per uno sviluppo responsabile e sostenibile", del Programma operativo regionale (Por Puglia) 2014 - 2020. Si tratta della masseria e dei terreni di contrada Pezza Viva (da non confondere con l'omonima azienda agricola, completamente estranea ai fatti). Il sindaco torrese Michele Saccomanno spiega: "Pubblicheremo l'avviso sui giornali di tiratura nazionale per far sì che possano aderire più persone, più enti possibile. Può essere un aiuto per la nostra comunità; abbiamo la speranza che il bene possa essere utilizzato per la comunità, come esempio di rinascita e come possibilità di lavoro".

Nessuno vuole masseria Pezza Viva

La masseria e i 60 ettari di terreno giaccioni inutilizzati da anni. Un passo indietro: è il 2014, i beni della famiglia Bruno sono confiscati definitivamente. Tra questi c'è una costruzione del XVI secolo, una masseria che insieme ai terreni vale cinque milioni di euro. L'origine dei Bruno è pastorale, loro alla terra ci hanno sempre tenuto. E ci sono 60 ettari di terreno: vigneti, uliveti e campi di grano. Insomma, un bel colpo per lo Stato. Passa un anno e l'Anbsc (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) decide di affidarli ai Municipi di competenza. E' un vero latifondo: i comuni in cui ricadono i terreni sono quattro: Mesagne, Oria, San Pancrazio e, per l'appunto, Torre Santa Susanna. Due Comuni accettano con entusiasmo l'onere e l'onore di capire come sfruttare beni e terreni. Oria e Torre Santa Susanna prendono tempo, trenta giorni. Proprio a Torre spetta la fetta più grossa: la masseria e quasi 60 ettari. Scoppiano le polemiche, il sindaco Michele Saccomanno risponde e si difende. Poi i i beni immobili passano in gestione ai Comuni. Nel 2016 viene siglato un protocollo d'intesa tra la Prefettura di Brindisi, l'associazione "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e sette Municipi del Brindisino. Obiettivo: creare una rete di partenariato intercomunale per il coordinamento delle attività di riutilizzo sociale e produttivo dei beni confiscati alla mafia. C'è Oria, c'è San Pancrazio Salentino. Ci sono Mesagne, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni, Torchiarolo e Brindisi. Tra i beni da riutilizzare ci sono quelli confiscati al clan Bruno, che ricadono nel territorio di tre comuni. Peccato che manchi la fetta più grossa, che si trova nel comune di Torre. Michele Saccomanno, ancora sindaco del paese, ha spiegato a BrindisiReport che loro non parteciparono "perché avevamo altri progetti".

La masseria Pezza Viva, sotto sequestro da due anni

Il progetto per il riutilizzo

Ma cosa dice l'avviso pubblico della Regione? Che gli immobili confiscati nella disponibilità dei Comuni pugliesi possono ottenere finanziamenti fino a un milione di euro per la riqualificazione. E ancora: le proposte progettuali candidabili a finanziamento devono interessare interventi funzionali al riuso sociale dei beni. Gli ambiti tematici sono: iniziative per la produzione di beni ed erogazione di servizi in favore delle fasce marginali; riutilizzo di fabbricati rurali con annesso terreno per lo svolgimento di attività legate all'agricoltura sociale; recupero funzionale di alloggi da destinare a progetti pilota per percorsi di vita indipendente rivolti a disabili; interventi di cittadinanza sociale; tutela e valorizzazione del territorio; attività di co-working solidale per nuove esperienze autonome e produttive di lavoro. Chi propone un progetto deve garantire formalmente che la destinazione del bene sia senza scopo di lucro e che non sia previsto alcun onere diretto a carico dei fruitori dei beni e servizi forniti. Le proposte sono candidabili a finanziamento sino ad un massimo di un milione di euro. Il soggetto proponente può presentare una sola proposta progettuale la quale deve riguardare un unico bene confiscato o un complesso di più beni confiscati fisicamente e strutturalmente integrati o integrabili ai fini della realizzazione dell’intervento. E questo è il caso della masseria Pezza Viva e dei suoi terreni. Inoltre, il soggetto proponente deve assicurare e fornire evidenza del rispetto dei principi di partecipazione e di coinvolgimento del partenariato economico e sociale. Il bando è "a sportello" con scadenza il 31 maggio 2021. Così a breve si saprà se la masseria potrà finalmente essere riutilizzata. Sarebbe una vittoria delle Istituzioni e della società contro il clan Bruno di Torre Santa Susanna, che ha marcato gli anni bui del paese.

Il clan Bruno

Gli anni Novanta sono stati anni particolari, anni bui a Torre Santa Susanna. All'inizio del decennio sparisce nel nulla un giovane, Romolo Guerriero si chiamava. I genitori, Salvatora e Nicola, non si danno pace. Vogliono sapere che fine abbia fatto. All'epoca a Torre queste sono domande che non si fanno: scompaiono anche loro nel nulla. La sorella di Romolo, Cosima, accuserà apertamente il clan Bruno del caso di “lupara bianca”. Ciro Bruno verrà condannato in via definitiva per il caso di Romolo Guerriero e per un altro delitto. Quando Cosima prova a vendere una sua proprietà, molti anni dopo, nel 2005, sul muro della stessa compare una scritta esplicita: "Chi compra muore". Secondo quanto emerso da un'indagine, un possibile acquirente di un'altra proprietà di Cosima, una casa in campagna, viene picchiato: è un modo per sconsigliare l'acquisto. Dopotutto le voci corrono veloci a Torre, che conta circa 10mila abitanti. E conta anche il clan Bruno, che dagli anni Ottanta per gli investigatori è il tentacolo della Scu in paese. Ciro Bruno, il fratello maggiore, è in carcere da anni, così come Antonio, ma fuori c'è l'altro fratello, Andrea. Almeno fino al 2008, anno in cui scatta l'operazione "Canali", dal nome dell'altra masseria di famiglia. E le indagini mostrano come il clan sapesse spaziare dal traffico di stupefacenti a nuove energie, come l'eolico.

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