Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Droga ed estorsioni, operazione Bronx: otto condanne e una assoluzione

La sentenza con rito abbreviato. Gli arresti dei carabinieri, coordinati dal pm Pierpaolo Montinaro, risalgono al gennaio 2020

BRINDISI - Tutto partì con la denuncia di un imprenditore di Carovigno, Jacopo Russo, che subì un tentativo di estorsione. Oggi, venerdì 14 maggio 2021, arriva la sentenza dell'operazione Bronx. Otto imputati condannati e uno assolto con il rito abbreviato dal gup del Tribunale di Brindisi Maurizio Saso. Il 30 gennaio 2020 i carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, dopo le indagini, arrestarono 20 persone, tra le quali tre donne, nel Brindisino. L'inchiesta venne avviata dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni al comando del capitano Antonio Corvino e del Norm diretto dal tenente Alberto Bruno. Anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali e di pedinamenti, fece emergere l'esistenza di una fitta trama tra numerosi soggetti dediti alla detenzione e allo spaccio di cocaina, marijuana e hascisc tra i comuni di Carovigno e San Vito dei Normanni, nonché alle estorsioni ai danni di imprenditori locali.

Le condanne e l'assoluzione

A coordinare le indagini, il pm della Procura di Brindisi Pierpaolo Montinaro, che il 5 maggio scorso ha presentato le sue richieste. Di seguito, le condanne (il rito è abbreviato, prevede lo sconto di un terzo della pena) per otto imputati: Armando Caccetta (nato a Ostuni, 38 anni): sette anni di reclusione e 32mila euro di multa (il pm aveva chiesto cinque anni di reclusione e una multa di 30mila euro); Savio Di Gioia (nato a Mesagne, 34 anni): tre anni di reclusione e 6mila euro di multa (il pm aveva chiesto tre anni e 300 euro di multa);  Christian Ferri (nato a Brindisi, 33 anni): due anni di reclusione e 4mila euro di multa (il pm aveva chiesto due anni e sei mesi e una multa di 4mila euro);  Francesco Leo (nato a Isola di Capo Rizzuto, 50 anni): due anni di reclusione e mille euro di multa (il pm aveva chiesto due anni e due mesi e una multa di 1.111 euro); Cosimo Saponaro (nato a Ostuni, 31 anni): sei anni di reclusione e 30mila euro di multa (il pm aveva chiesto sei anni e una multa di 30mila euro); Giovanni Saponaro (nato a Carovigno, 59 anni): sette anni di reclusione e 40mila euro di multa (il pm aveva chiesto sei anni e una multa di 30mila euro); Mirco Scatigna (nato a Ostuni, 27 anni): un anno di reclusione e mille euro di multa (il pm aveva chiesto due anni e sei mesi e una multa di 6mila euro); Korado Shahini (nato in Albania, 27 anni): tre anni di reclusione e 8mila euro di multa (il pm aveva chiesto due anni, tre mesi e 20 giorni e una multa di 6.667 euro). E' stato assolto Francesco Turrisi (nato a Ostuni, 45 anni), per lui il pm aveva chiesto 2 anni e sei mesi e una multa di 4mila euro.

L'imprenditore da cui è partito tutto

Jacopo Russo, dalla cui denuncia è scaturita l'inchiesta dei carabinieri coordinata dal magistrato Montinaro, si dice "soddisfatto delle Istituzioni, alle quali bisogna sempre affidare ad occhi chiusi la nostra fiducia. Inoltre, l'Arma dei carabinieri avrà la mia gratitudine a vita. Denunciare è un'arma legittima e nobile che lo Stato fornisce al cittadino per difendere se stesso e i suoi cari da gente inurbana. Un ringraziamento speciale va al comando dei carabinieri di San vito e nella fattispecie al Norm". L'ex consigliere comunale Jacopo Russo aveva indicato in Armando Caccetta (che in seguito invierà una lettera di scuse dal carcere) la persona che lo "pressava" per ricevere in maniera pretestuosa 500 euro, vantando un credito nei confronti dell'imprenditore. Per gli investigatori quella si chiama estorsione. Infatti, le indagini si allargano, vengono individuati altri tentativi di estersione nei confronti di professionisti di Carovigno. Non solo estorsioni: c'è anche lo spaccio di droga nella stessa Carovigno e nella vicina San Vito dei Normanni: il gruppo tratta hascisc, marijuana e anche cocaina. E poi ci sono le armi, alcune delle persone coinvolte erano ben inserite nel contesto malavitoso, dunque avevano bisogno anche dell'intimidazione che deriva da un'arma da fuoco. Anzi, a causa di alcuni dissidi sorti all'interno del gruppo vengono esplosi dei colpi d'arma da fuoco verso l'abitazione di uno degli imputati.

Il collegio difensivo

Armando Caccetta è difeso da Vincenzo Lanzilotti ed Emanuele Luppi; Savio Di Gioia è difeso da Benedetto Romano; Christian Ferri è difeso da Mauro Durante; Francesco Leo è difeso da Vincenzo Lanzilotti; Cosimo Saponaro è difeso da Mariangela Calò e Cosimo Deleonardis; Giovanni Saponaro è difeso da Mariangela Calò e Cosimo Deleonardis; Mirco Scatigna è difeso da Gianmarco Lombardi; Korado Shahini è difeso da Pietro Balestra; Francesco Turrisi è difeso da Cinzia Cavallo e Andrea D'Agostino.

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