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Domenica, 4 Giugno 2023
Cronaca Ostuni

Ostuni, Comune sciolto per mafia: "Mala gestio complessiva della cosa pubblica"

Notificata agli ex amministratori la relazione ministeriale che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Riscontrate varie criticità nell'affidamento dei parcheggi di Santa Lucia, nei controlli sulle pratiche di Scia e nella gestione del patrimonio immobiliare

OSTUNI – L'amministrazione comunale di Ostuni era afflitta da “una serie di condizionamenti volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità”. E’ quanto emerge dalla relazione del ministero dell’Interno che ha portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Ostuni, sulla base degli accertamenti effettuati dalla commissione di accesso nominata dal prefetto di Brindisi che ha operato fra febbraio e agosto 2021. Il Consiglio dei ministri ha sciolto il consiglio comunale con decreto del 23 dicembre 2021. Il 27 dicembre è arrivato anche il decreto di scioglimento a firma del presidente della Repubblica. Da allora il Comune è guidato da una commissione straordinaria in carica per 18 mesi. La relazione ministeriale, datata 14 dicembre 2021, è stata notificata all’ex primo cittadino e agli ex componenti della giunta e del consiglio comunale. 

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Oltre alla nota vicenda riguardante l’assegnazione del parcheggio in località Santa Lucia, sul litorale, a una società in odor di mafia, sono affiorate anche altre anomalie nelle attività dell’ente, per quel che concerne gli affidamenti del servizio di assistenza e salvataggio bagnanti sui tratti di spiaggia libera fra il 2019 e il 2020, le verifiche delle pratiche di Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), la gestione del patrimonio immobiliare comunale e il recupero di somme di denaro in esecuzione di una sentenza di condanna a favore del Comune. 

Gli atti indimidatori a Tanzarella e a un ufficiale

Il ministero tratteggia lo scenario di un territorio permeato da diramazioni della Scu. A testimonianza delle pressioni esercitate dalla criminalità organizzata si fa riferimento ai quattro attentati subiti dall’ex sindaco Domenico Tanzarella, consigliere comunale di minoranza all’epoca dei fatti, fra il 31 ottobre 2019 e il 26 agosto 2021, data di scadenza del termine di presentazione della relazione d’accesso ispettivo. Fu vittima di un atto intimidatorio, fra l’altro, anche un ufficiale di Polizia Locale che si occupò “della questione relativa ai parcheggiatori abusivi e alle aree mercatali abusivamente occupate anche da noti pregiudicati locali”. Lo stesso ufficiale denunciò alla Procura della repubblica la mancata notifica di migliaia di violazioni al codice della strada. 

L'affidamento del parcheggio di Santa Lucia

La relazione prefettizia ha inoltre fatto emergere una serie di rapporti di parentela fra amministratori e persone che gravitano nel mondo della malavita. Tale situazione ha dei riflessi nella vicenda dei parcheggi del litorale dati in gestione a una società che nel dicembre 2020 fu raggiunta da un’interdittiva antimafia della prefettura di Lecce. A seguito di tale provvedimento venne costituita un’apposita commissione consiliare di inchiesta i cui esiti coincisero in parte con la risultanze della commissione prefettizia. Aspetto non secondario è che i lavori della commissione consiliare “sono stati disertati proprio – si legge nella relazione ministeriale – da un amministratore riconducibile per rapporti parentali ad ambienti controindicati, che da subito si era dichiarato contrario allo svolgimento di tali accertamenti da parte della commissione”. Queste e altre criticità rimarcate nella relazione del prefetto sono ritenute “tutte sintomatiche di un evidente sviamento delle attività dell’ente rispetto al perseguimento esclusivo dell’interesse pubblico”. Tali attività sono “genericamente caratterizzate da condotte omissive e negligenti, tradottesi poi in una mala gestio complessiva della cosa pubblica che ha favorito la permeabilità e il condizionamento dell’ente agli interessi della criminalità organizzata”. 

Emblematico è a tal proposito l’affidamento del parcheggio costiero di località Santa Lucia a una società il cui rappresentante legale era “un noto soggetto controindicato – viene precisato nella relazione prefettizia – più volte fatto oggetto di ordinanze di custodia cautelare e di condanna in primo grado per gravi reati anche di natura associativa e con collegamenti con la locale criminalità organizzata”. Non solo: “tale affidamento - evidenzia ancora la relazione prefettizia – è stato agevolato dalla circostanza che la società prima classificata nelle gare ad evidenza pubblica (anch’essa destinataria di provvedimento interdittivo antimafia) ha rinunciato all’affidamento”. Si tratta di una “rinuncia anomala e comunque avvenuta senza alcuna motivazione”, a seguito della quale l’area di sosta è stata affidata alla seconda ditta in graduatoria, “la cui offerta di canone annuo è risultata essere di soli 510 euro, pari a circa la metà di quella proposta dalla società rinunciante”. Tali canoni sono ritenuti “irrisori rispetto a quanto fissato in analoghe procedure concluse con canoni di importo molto superiori”. 

Altro aspetto paradossale di questa vicenda è che “il vero interesse ad acquisire e gestire quell’area pubblica fosse quello di dirottare l’affluenza dei veicoli sulle aree di parcheggio gestite abusivamente dai privati a discapito della valorizzazione e degli introiti delle aree di sosta pubblica”. E su questi parcheggi privati, da quanto appurato dalla commissione di indagine, non vi sarebbe stato un adeguato controllo da parte della Polizia Locale, “nonostante le segnalazioni pervenute”. 

L'affidamento del servizio di salvataggio

Ma tornando alla società che aveva rinunciato alla gestione dei parcheggi di Santa Lucia, emerge come la stessa, nel 2019 e nel 2020, avesse ottenuto l’affidamento del servizio di assistenza e salvataggio dei bagnanti nei tratti di spiaggia libera. L’affidamento del 2019 sarebbe però avvenuto “in forma diretta, senza alcuna verifica ei requisiti soggettivi degli affidatari né tantomeno degli accertamenti in banca dati nazionale antimafia”, mentre quello del 2020, sebbene all’esito di una gara ad evidenza pubblica, “è stato effettuato prima della formale determina di affidamento e non è stato preceduto dai necessari controlli”. O meglio, “solo molti mesi dopo la conclusione dei relativi contratti – ha appurato ancora la commissione prefettizia – sono state effettuate le verifiche”. Nell’agosto 2021 questa ditta fu poi oggetto di una interdittiva antimafia adottata dal prefetto di Brindisi. 

Controlli sulle Scia e gestione patrimonio immobiliare

Altre anomalie, come accennato, sono state appurate in riferimento ai controlli antimafia e alle verifiche delle pratiche di Scia inoltrate all’amministrazione comunale. Fra il 2019 e il 2021, fino all’insediamento della commissione d’accesso, sono state infatti presentate 675 pratiche, ma i controlli sarebbero stati effettuati soltanto nei confronti di 73 soggetti economici. “Inoltre dalle verifiche effettuate nello stesso periodo di tempo sui fascicoli relativi alle Scia commerciali non risulta effettuato alcun accesso in banca dati nazionale antimafia per accertare la sussistenza o meno degli elementi ostativo al rilascio di licenze. Solo dopo le ispezioni della commissione di accesso – si legge nella relazione – risultano richieste 623 comunicazioni antimafia, tutte riferite al periodo precedente”. Questa inerzia avrebbe “di fatto favorito l’inserimento nel sistema economico locale, soprattutto nel commercio e nell’indotto turistico, di quell’imprenditoria legata direttamente o indirettamente agli interessi della criminalità organizzata, come è dimostrato anche dalle recenti interdittive antimafia emesse dalla prefettura di Brindisi”. 

Per quanto riguarda la gestione del patrimonio immobiliare, circa il 90 percento di questo “risulta essere occupato in modo non conforme a quanto previsto dal regolamento comunale”. In particolare si fa riferimento al fatto che 36 su 51 assegnatari avrebbero occupato alloggi pubblici senza averne diritto, a causa dell’inerzia mostrata anche dalle amministrazioni precedenti, proseguita con quella sciolta lo scorsi dicembre, "nel porre in essere iniziative volte a rimuovere le condizioni di illegalità”. “Solo a seguito di accertamenti specifici disposti dalla questura di Brindisi – si legge nella relazione – l’amministrazione comunale ha avviato le procedure per recuperare delle somme dovute per morosità e per il rilascio degli immobili”.

Analoga inerzia avrebbe riguardato anche la mancata richiesta del “pagamento delle spese legali sostenute e del risarcimento danni liquidato in favore dell’amministrazione comunale nell’ambito di un procedimento penale conclusosi con sentenza passata in giudicato nel 2015 nei confronti di soggetti avverso i quali il Comune si era costituito parte civile”. Solo nel luglio 2021, da quanto precisato nella relazione prefettizia, “la giunta comunale ha avviato le procedure necessarie all’esecuzione forzata del giudicato, dopo che la locale questura ha chiesto chiarimenti in proposito”. 

Infine parte dei beni confiscati alla criminalità organizzata, nonostante siano già stati assegnati ad associazioni o enti per finalità sociali, di fatto non sarebbe utilizzata “in quanto bisognevole di interventi di manutenzione o di recupero strutturale”. Ma anche questa è una situazione riconducibile al “disinteresse mostrato dalle diverse amministrazioni succedutesi nel tempo nella corretta gestione di tale patrimonio, appartenuto a soggetti di rilevante spessore criminale”. 
 

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