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Cronaca

Scu: operazione "The Wolf", proseguono gli interrogatori degli indagati

La maggior parte ha scelto la linea del silenzio. La corposa attività d'indagine dei carabinieri di San Vito Dei Normanni ha portato a 22 ordinanze di custodia cautelare con diverse accuse

Dopo la prima tranche di ieri, proseguono gli interrogatori di garanzia degli indagati nell'operazione "The Wolf". All'alba di martedì 18 luglio 2023, è scattato il blitz: sono 22 le ordinanze di custodia cautelare spiccate dal gip del Tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano, su richiesta del pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Carmen Ruggiero. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di San Vito Dei Normanni, guidati dal capitano Vito Sacchi e dal tenente Alberto Bruno. I militari hanno tarpato le ali al clan "Lamendola-Cantanna", ritenuto organico alla Sacra Corona Unita. L'attività investigativa ha ricevuto il plauso di diverse personalità della politica e della società civile, come ad esempio il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che si è complimentato con carabinieri e magistrati tramite un post su Instagram. E, in effetti, scorrendo i capi di imputazione, l'ordinanza del gip e la richiesta di applicazioni di misure cautelari del pm, si evincono gli elementi che hanno portato gli investigatori a ritenere il clan molto attivo e pericoloso, specie sul territorio di San Vito Dei Normanni e nei comuni limitrofi. Intanto, risultano irreperibili il presunto boss Gianluca Lamendola (34 anni, nato a Mesagne, residente a Brindisi) e suo padre Cosimo (51 anni, nato a Latiano, residente a Brindisi). Sono riusciti a sfuggire al blitz, ma le ricerche proseguono serrate.

In silenzio davanti al gip

Tornando all'attualità, oggi (venerdì 21 luglio 2023) diversi indagati sono stati ascoltati, soprattutto per rogatoria. Come detto, la mole di documentazione è ampia. E i legali delle persone coinvolte nel blitz stanno studiando le carte per definire al meglio la linea difensiva da adottare, magari pensando già al Riesame. Molti hanno scelto, per ora, la linea del silenzio. E' il caso di Gionathan Manchisi (42 anni, nato in Germania, residente a Monopoli) e di Angelo Roccamo (77 anni, di Brindisi, l'unico degli arrestati agli arresti domiciliari), comparsi davanti al gip del Tribunale di Brindisi, Barbara Nestore, il primo per rogatoria. Anche Giulio Salamini (44 anni, di Taranto) si è avvalso della facoltà di non rispondere, davanti al gip del Tribunale di Foggia, Margherita Grippo. Stesso discorso per quanto riguarda Angelo Potenzo Cardone (36 anni, nato a Cisternino, residente a Fasano), Domenico Fanizza (41 anni, di Fasano) e Renato Loprete (47 anni, nato a Putignano, residente a Fasano), ascoltati per rogatoria dal gip del Tribunale di Taranto. E' una linea comune, scelta da diversi indagati anche ieri, quando sono comparsi davanti al gip del Tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano.

Un indagato si difende

Chi invece ha preferito rispondere alle contestazioni mosse dagli inquirenti è Alessandro Elia (40 anni, di Brindisi), comparso sempre oggi davanti al gip Barbara Nestore. L'indagato ha spiegato che i suoi rapporti con il presunto boss Gianluca Lamendola sono stati esclusivamente di natura commerciale. Quindi quei riferimenti contenuti nelle intercettazioni - questa la linea difensiva - sono esclusivamente legati al lavoro di Elia, presso una azienda agricola. Un altro punto: l'indagato avrebbe una posizione personale non compatibile con i "requisiti" pretesi da Lamendola per i suoi affiliati. Inoltre, a Elia nell'ottobre 2022 viene revocata la semilibertà per motivi di natura economica. Stante la sua - ritenuta dagli inquirenti - partecipazione agli affari del clan, questo non sarebbe dovuto accadere: un membro attivo del clan deve avere libertà di movimento. E la disponibilità di denaro non dovrebbe essere un problema. Insomma, Elia non ha ammesso gli addebiti e si è difeso nel merito. 

La "sfida" con i carabinieri di San Vito

L'indagine, come detto, è una radiografia delle attività del clan Lamendola-Cantanna. Per gli inquirenti, il boss è Gianluca Lamendola. Giovane, determinato, inflessibile, attento al rispetto delle "regole" (le virgolette giusto per ricordare che si parla di codici di una consorteria mafiosa): è il profilo tracciato dall'attività investigativa. Avrebbe sottoposto i suoi sodali a drugtest periodici. Il suo cruccio, più che i presunti rivali in ambito criminale, sono i carabinieri della compagnia di San Vito Dei Normanni. I membri del presunto sodalizio avrebbero provato, invano, ad anticipare le mosse dei militari, in una vera "sfida". Anche un altro indagato, Francesco Turrisi (47 anni, nato a Ostuni, residente a San Vito Dei Normanni), non si deve guardare solo da Lamendola. In una conversazione spiega di preoccuparsi del fatto che "Lupo mi cucina". Non a caso, l'operazione si chiama The Wolf e Lupo è il nome di battaglia, ai tempi della sua militanza al Ros, del tenente Alberto Bruno. Le attività del clan sono state analizzate in precedenti articoli. Chiosa il pm Carmen Ruggiero: "Il metodo mafioso che connota l’associazione promossa e diretta da Lamendola Gianluca si manifestava nel ricorso alla intimidazione sia nei riguardi dei partecipi che dei terzi in particolare di coloro che erano vicini a Francesco Turrisi per imporre nei loro riguardi il potere del clan".

Gli indagati sono difesi dai seguenti avvocati: Giuseppe Presicce, Giacomo Serio, Andrea D'Agostino, Giancarlo Camassa, Cinzia Cavallo, Francesco Gentile, Michele Arcangelo Iaia, Mauro Durante, Vincenzo Nacci, Francesco Sozzi, Antonio Maurino, Livio Di Noi, Luigi Marinelli, Aldo Di Tommaso e Fabio Bisceglie.

Articolo aggiornato alle 10:15 del 22 luglio (interrogatori di Cardone, Fanizza e Loprete)

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